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Dal cassonetto al porta a porta: la questione dei rifiuti

di - 27 Agosto 2012
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Quando un’amministrazione decide di adottare un sistema di raccolta domiciliare deve far fronte a un investimento iniziale. Il comune che ha appena introdotto il sistema porta a porta, il 26 marzo del 2012 è Caprarola, un paese del viterbese con 5.715 abitanti. Il comune ha ricevuto un contributo di 64.800 euro dalla provincia, 23.000 dei quali hanno finanziato la campagna informativa, mentre i restanti 41.800 euro hanno coperto i costi per l’acquisto di secchi e sacchetti da consegnare alla popolazione. Il porta a porta necessitava poi di 20 nuovi macchinari da destinare alla raccolta dei rifiuti e all’ecocentro. Il comune, non potendo far fronte a una spesa tanto impegnativa, ha preso a noleggio per cinque anni tutti i mezzi, con l’opzione riscatto all’ 1% dopo i cinque anni. Il costo del noleggio è di 72.000 euro annui. Il nuovo servizio ha, inoltre, richiesto l’assunzione di sei operatori, pagati interamente con il risparmio ottenuto dal non conferimento in discarica. Dai quattro operatori già presenti si è passati a dieci. La validità del porta a porta è riscontrabile già nei primi due mesi dalla sua entrata in vigore. Caprarola differenzia, infatti, il 54% dei suoi rifiuti. Fino a febbraio 2012 il comune portava in discarica il 100% dei rifiuti.
Nei mesi di aprile e maggio 2012 la spesa per rifiuti (al lordo dei ricavi ottenuti dalla vendita del materiale riciclato) è stata di 28.069 euro; negli stessi mesi dell’anno precedente è stata di 46.755 euro. Sono stati risparmiati 18.686 euro. Il risparmio è dovuto al minor conferimento dei rifiuti in discarica. Non solo. La quantità dei rifiuti, riciclabili e non, è diminuita drasticamente. Si stima che nell’anno 2012 verrà prodotto circa il 30% in meno di rifiuti rispetto all’anno precedente.
La spesa totale di gestione dei rifiuti era di 560.000 € nell’anno 2011. Per il 2012 si stima una spesa compresa tra i 574 e i 579 mila €. Tra i 14 e i 19 mila euro in più rispetto all’anno prima. L’incremento dei costi verrà coperto dai ricavi ottenuti con la vendita dei materiali riciclati.  Se si pensa che solo la plastica viene venduta a 130 € a tonnellata e che tra aprile e maggio sono state raccolte 17 tonnellate di questo materiale, nell’arco di un anno la soglia di 19.000 € potrà addirittura essere superata. Ogni investimento comporta un margine di rischio. Sono pochi, invece, gli investimenti che consentono di recuperare tanto rapidamente il capitale investito.
Chi critica la validità del porta a porta sostiene che esso non può essere applicato a grandi città, come Roma o Milano. L’esperienza di San Francisco mostra come, in realtà, questa critica sia priva di fondamento. San Francisco ha deciso nel 1998 di aderire alla strategia “ Rifiuti Zero al 2020”. Con un buon sistema porta a porta, un eccellente impianto di compostaggio ed efficienti ecocentri, San Francisco è riuscito a varcare nel 2011 la soglia del 77% di raccolta differenziata. Ancora una volta riciclo ha voluto dire lavoro: per raggiungere il traguardo del 77% di raccolta differenziata sono stati creati più di 500 nuovi posti di lavoro. Il caso San Francisco dimostra come il porta a porta sia un sistema flessibile, adattabile a realtà molto diverse tra loro. Cosa fa pensare che non sia applicabile anche a città come Roma? Se è vero che le grandi città hanno maggiori difficoltà amministrative, è altrettanto vero che hanno a disposizione maggiori risorse.
Cambiare il proprio modello di gestione dei rifiuti, a favore del sistema di raccolta domiciliare, è una strada percorribile in tutta Italia. L’era dell’usa e getta deve finire. Cerchiamo di investire le nostre risorse per creare un modello di sviluppo sostenibile.

* Sintesi della tesi di laurea in Statistica, economia e società, La questione rifiuti in Italia. Analisi e modelli di buona gestione.

 

 

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