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Il malfunzionamento della democrazia francese all’origine della mancanza di libertà economica.

di - 30 Novembre 2011
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Parte della spiegazione è anche nella mancanza di rappresentatività e di responsabilità da parte dei sindacati. I sindacati sono “parti sociali”, decidono il destino della maggior parte dei lavoratori  francesi per quanto riguarda non solo la regolazione del mercato del lavoro ma anche la gestione del sistema sociale di sicurezza, di cui sono in parte responsabili dietro corrispettivo. Eppure, il tasso di iscrizione è solo del 7% della forza lavoro (molto lontano dal tasso scandinavo di oltre l’80%). In virtù di questo mediocre primato, il loro finanziamento è pubblico. Essi hanno quindi un potere enorme rispetto alla loro rappresentatività reale e adoperano fondi altrui per finanziare le loro attività (invece di recuperare denaro dai servizi ai propri associati): gli incentivi vanno benissimo se si vuole un altro livello di corporativismo e lobby, ma costituiscono un ostacolo in più se si mira ad un dialogo sociale sano e trasparente.
Questa impossibilità può in parte spiegare perché il contenimento della spesa pubblica sia difficile in un tale contesto, caratterizzato da lobby. E anche quando viene concluso un accordo su qualche apparente riforma, tutto ciò avviene con costi enormi, per compensare coloro che “perdono i privilegi”. Pierre Cahuc e André Zylberberg hanno dato ampio conto di questo problema nel loro libro sulle riforme costose di Sarkozy (“Les réformes ratées de Nicolas Sarkozy”). Questo potrebbe spiegare perché il “presidente riformatore” non poteva ridurre la spesa pubblica – e in realtà l’ha aumentata.
Come ultimo ma non meno importante aspetto, la tassazione progressiva di questo stato sociale permette al 50% dei nuclei familiari di non dover pagare l’imposta sul reddito. Naturalmente, dato il livello delle imposte indirette, le stesse persone contribuiscono al bilancio della nazione, ma non “sentono la fatica” di firmare un grosso assegno alla fine dell’anno. Il collegamento tra il pagamento diretto delle tasse e la valutazione del cittadino dei servizi erogati da un’amministrazione è fondamentale per il contratto democratico tra i due soggetti. Ma la pedissequa applicazione da parte di generazioni di statisti del famoso motto di Colbert secondo cui “l’arte della tassazione consiste nello spennare l’oca in modo tale da ottenere il maggior numero possibile di piume con la quantità più ridotta possibile di starnazzi” ha alla fine generato, tra la gente esentata dal pagamento dell’imposta sul reddito, la sensazione che “altri stanno pagando”. Perché dovrebbero curarsi dell’andamento della spesa pubblica?

Decentramento alla francese
Un’altra caratteristica del panorama francese è il decentramento amministrativo, varato nel 1982. Nella sostanza, il decentramento è una buona scelta. Significa più democrazia locale, maggiore adattabilità alle esigenze locali, un’amministrazione più vicina alla gente e, si suppone, anche meglio controllata, ecc. Ma perché tutto questo diventi effettivamente realtà, deve essere soddisfatta una condizione: la responsabilità. E purtroppo questo è esattamente ciò che ai politici non piace, in quanto ostacola la costituzione del loro piccolo “regno”.
Il modo migliore per evitare la responsabilità consiste nell’aumentare la complessità all’interno dei diversi livelli di amministrazione. I francesi chiamano questi livelli con il nome di una torta: la “Millefoglie”. I governi locali: communes, la intercommunalité, il syndicat de communes, il département, la région, il governo centrale: État, e naturalmente ora l’Europa: sette livelli di amministrazione (Bramoullé 2007). Questo incremento nel numero dei livelli di amministrazione non risponde a criteri di efficienza. Quando Nicolas Sarkozy ha suggerito che forse si dovrebbe pensare alla soppressione del livello dipartimentale, i cui compiti sarebbero stati redistribuiti in parte ai comuni e in parte alle regioni, questo ha creato un “shock” nella classe politica: era stato affrontato un tabù. Potrebbe prevalere l’irrazionalità amministrativa. O meglio, abbiamo visto politici e burocrati molto razionali che non vogliono perdere il loro potere, qualunque sia il costo per la finanza pubblica. Questo episodio è una chiara dimostrazione che la politica non è al servizio della nazione.
Inoltre si scopre che, a parte funzioni molto specifiche come le scuole secondarie, il reddito minimo, i benefici per le persone anziane, ecc. ogni livello è anche competente per altre funzioni pubbliche (disoccupazione, sviluppo, cooperazione internazionale…): senza compiti chiari e limitazioni chiare ed ampie, ogni livello può impegnarsi in svariate politiche pubbliche e far crescere la spesa al proprio “ristretto livello”: se gli importi non sono cospicui a livello locale, la loro aggregazione può costituire un ampio ammontare, che fino ad oggi non è stato valutato. Soltanto gli sprechi evidenti a livello regionale sono stimati, da Colonna d’Istria e Stefanovitch, al 10% del bilancio delle regioni.
Questo tipo di decentramento incontrollato costituisce certamente una forma di rifiuto delle economie di scala e della specializzazione nella stessa amministrazione, ed è un ricettacolo di sprechi e di eccedenze di personale, rappresentando anch’esso uno spreco, anche se non “evidente” come i cocktail costosi o i viaggi costosi, i quali finiscono per essere vacanze per il personale dell’amministrazione.
La complessità nei livelli di amministrazione è aggravata dal fatto che nessuno dei livelli di governo locale gode di autonomia fiscale. Il governo centrale è in realtà il primo contribuente del loro bilancio (oltre il 50%). È quindi più facile per i governi locali spendere denaro proveniente dalle tasche “altrui”. Inoltre, il finanziamento di progetti è “incrociato”, con più fonti provenienti da diversi livelli della “Millefoglie”, il che rende difficile capire chi sia responsabile e per cosa e chiamare i politici locali a rispondere delle loro decisioni. Ad esempio, un progetto lanciato da un sindaco che vuole avvantaggiarsene per le prossime elezioni, può essere finanziato dai vari livelli dell’amministrazione: “Il nostro sindaco è stato in grado di ottenere fondi per la nostra piscina comunale” è l’unica idea che la gente si forma durante l’inaugurazione. Tranne per il fatto che questa è davvero una «finzione attraverso la quale ognuno si sforza di vivere a spese di tutti gli altri» (Frédéric Bastiat). Niente è gratis, e dal momento che tutti si comportano allo stesso modo, alla fine ognuno è tenuto a pagare. In questo tipo di sistema è impossibile ritenere un decisore pubblico responsabile, sulla base di una chiara analisi costi / benefici. E senza responsabilità, la democrazia, nazionale o locale, resta un miraggio.

Conclusioni
La Francia non è la Grecia. Ma non è uno Stato di diritto e i recenti eventi sulla possibile corruzione da parte di personaggi molto vicini al presidente, il fatto che il Presidente Chirac abbia finito per “sfuggire” al suo processo, ecc. servono a ricordarci che c’è una classe di politici che trae beneficio da regole speciali. Anche questo è tipico di una democrazia che non funziona, e si va ad aggiungere ad un Parlamento che non funziona, in quanto non svolge il suo ruolo di tutela degli interessi dei contribuenti, a una lobby di dipendenti pubblici che anch’essa beneficia di regole speciali ed è allergica alle riforme, a un modello sociale basato sul corporativismo e sull’interventismo centrale che bloccano possibili riforme verso una minore spesa e una maggiore libertà economica, a un decentramento senza responsabilità che incrementa la spesa.

*Emmanuel Martin: Atlas Economic Research Foundation. La traduzione dell’articolo è di Fulvio Costantino.

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