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Stato e Mercato in Sanità: la nuova configurazione del National Health Service alla luce della proposta di riforma Cameron

di - 20 Giugno 2011
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Chiaramente, se si vuole fare del paziente-consumatore il protagonista effettivo del sistema, occorre fornirgli gli strumenti, non soltanto operativi ma anche conoscitivi, necessari a compiere scelte consapevoli e ad adottare comportamenti razionali (nell’accezione economica del termine). La massimizzazione della propria utilità passa necessariamente per la capacità di muoversi autonomamente nel complesso mercato della salute e, dunque, di discernere, tra le molteplici opzioni possibili, quelle migliori. Da qui, la forte attenzione che la proposta di riforma dedica ai temi dell’educazione, della comunicazione e della trasparenza sui diversi livelli qualitativi presenti nel sistema sanitario. Oltre che nel potenziamento e nella moltiplicazione dei programmi pedagogico-educativi in materia medico-sanitaria e nel rafforzamento del ruolo di intermediazione tecnica del GP, l’opera di consapevolizzazione del cittadino-paziente è perseguita attraverso una nuova totale trasparenza sui dati clinici personali (nel rispetto chiaramente della normativa sulla privacy) e un’estesa e capillare attività di rilevazione e monitoraggio delle performance. La raccolta di dati e informazioni riguardo le diverse strutture del NHS, e presumibilmente anche la costruzione di indicatori di performance, è affidata a un ente pubblico non ministeriale, l’Health and Social Care Information Centre. Le misure elaborate da questa struttura saranno oggetto di public disclosure, verranno, cioè, rese di pubblico dominio e comunicate ai cittadini in modo da renderne il più possibile agevole la comprensione e l’interpretazione. L’idea è quella di centralizzare la raccolta e l’analisi dei dati presso l’Information Centre (così da limitare, probabilmente, l’eventualità che si producano informazioni contraddittorie), ma, allo stesso tempo, incoraggiare lo sviluppo di diversi canali informativi (di proprietà pubblica o privata), che sperimentino format e tecniche comunicative il più possibile ponderati alle caratteristiche dei diversi segmenti o gruppi target, omogenei per conoscenze, barriere (economiche, sociali, culturali) e modelli comportamentali.
La disponibilità di stime oggettive di esito, di processo, di patient satisfaction non è cosa nuova per i cittadini inglesi. Al contrario, insieme agli Stati Uniti, il Regno Unito è stato il primo paese a dare spazio e importanza alla valutazione comparativa e alla divulgazione di informazioni riguardanti gli standard qualitativi garantiti dalle diverse strutture sanitarie: NHS Choices e Dr Foster hanno fatto scuola. Tuttavia, nella proposta Cameron, si insiste molto su questo aspetto, quasi fosse la chiave di volta della nuova soluzione organizzativa, in grado di restituire potere e controllo agli individui e incoraggiare salti qualitativi diffusi. E’ vero che, su mandato della relativa Local Authority (l’autorità municipale preposta al coordinamento della programmazione socio-sanitaria a livello locale e alle funzioni di sanità pubblica, quali vaccinazioni e controllo malattie infettive), la Local Health Watch può essere chiamata a fornire assistenza ai pazienti consumatori, facendo loro da supporto nell’accesso alle cure, nella scelta dei servizi migliori, nonché nella presentazione di reclami, ma tale previsione non sembra sufficiente a dotare i cittadini di una capacità decisionale che, soprattutto in relazione alle fasce economicamente e socialmente svantaggiate, è fino a oggi risultata mancare.
Per concludere, è chiaro sin da ora che se la riforma Cameron venisse approvata, il NHS subirebbe una profonda metamorfosi.
Recuperando quel continuum virtuale che avevamo immaginato all’inizio della nostra trattazione, potremo sostenere che il modello inglese si affranchi dalla prima metà della nostra linea continua (cioè dalle posizioni relativamente più prossime al dirigismo statale, dove troviamo, ad esempio, il nostro SSN) per occupare una posizione sì intermedia, ma all’interno della porzione più liberista dello schema. La collocazione sostanzialmente centrale è resa possibile dal mantenimento della tassazione progressiva come sistema di finanziamento; sembra, tuttavia, che sia mancata una sintesi efficace (indispensabile) tra la rinuncia a un ruolo pervasivo dello Stato, l’introduzione di logiche concorrenziali nel momento produttivo e il rafforzamento della supervisione pubblica. Mentre i primi due elementi sono presenti in maniera inequivocabile, il terzo, anche e soprattutto nell’attività di committenza, sembra tentennare nella sua affermazione ed è proprio l’opzione per una regia e una regolazione deboli a determinare uno slittamento nella seconda parte del continuum che rischia di risultare difficilmente giustificabile.
E’ sostanzialmente su questo shift che si concentrano le maggiori perplessità e preoccupazioni, alcune denunciate quasi quotidianamente dalla stampa inglese (di settore e non).
Partiamo da una provocazione: per una razionalizzazione del modello che sia in grado di guidare il sistema verso setting assistenziali più efficaci, non sarebbe sufficiente perfezionare l’approccio dei mercati interni, anziché spingersi fino a opzioni (troppo) marcatamente concorrenziali? E ancora (ed eccoci ai nostri interrogativi iniziali), per colmare le inefficienze connesse all’intervento pubblico (fallimenti dello Stato), la sola strada percorribile è l’accettazione incondizionata delle inefficienze prodotte da un sistema di libero mercato?

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