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Intervista all’Ing. Gamberale: quali infrastrutture in Italia*

di - 5 Aprile 2011
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Prof. Satta: Quello che dici è di un interesse strepitoso. Mi pare, però, che ci siano problemi serissimi. Gli enti locali: tutte queste opere passano attraverso il territorio e gli enti locali, che hanno titolo per protestare, per opporsi alla costruzione delle opere.

Ing. Gamberale: La strada, a mio avviso, è quella della attribuzione dei poteri ad un commissario. Certo il problema è che si è abusato di questo strumento, i fatti sono fin troppo noti.
Ma oggi siamo passati ad un estremo opposto. L’Autostrada del Sole, oggi, non si potrebbe rifare, con questo khomeinismo che è intervenuto. Non si potrebbe fare neppure il Colosseo  che forse è l’opera storica più importante dell’umanità.
Per questo, dico, secondo me il Paese dovrebbe prima di tutto essere acculturato sul deficit infrastrutturale. Un governo dovrebbe anche aiutare il Paese a crearsi una cultura di questo tipo.

Prof. Ciocca: Non cresce l’economia se non si fanno, ma non cresce non dal lato della domanda, perché molti pensano che le infrastrutture siano spesa e che quindi alimentino la domanda, ma perché non cresce la produttività, dal lato dell’offerta.

Ing. Gamberale: Ad esempio, pochi sanno che il nodo autostradale più critico d’Italia è, da 30 anni, Genova. Però nessuno lo dice, tutti pensavano che fosse Mestre che è stato risolto. Lì, la Prima Repubblica, che era illuminata, nel 1989 aveva appaltato il bypass di Genova. Nel 1992 fu imposto lo smantellamento dei cantieri e Autostrade ha pagato fino al 2001 le penali dei cantieri prima aperti e poi chiusi e adesso, con Genova che sta scoppiando, non ci si mette d’accordo per decidere dove  farlo passare. Quell’opera va commissariata.

Prof. Satta: Volevo chiederti che cosa pensi riguardo a una figura inquietante dal punto di vista politico, e cioè il commissario. Vuoi dire che a Genova qualcuno deve avere il potere di dire si fa in questo modo?

Ing. Gamberale: Se scoppiasse un incendio di grande importanza, emergenza nazionale, protezione civile, si fa tutto ciò che si deve fare. A Mestre è stato fatto cosi: un commissario, serio e competente, decise come si dovesse fare e nessuno  ha potuto parlare.

Prof. Karrer: E le competenze tecniche ci sono?

Ing. Gamberale: Certo. Ovviamente se mettono un avvocato a fare il commissario, quello di sicuro ha l’impostazione delle domande, dei permessi, dei ricorsi.

Prof. Ciocca: Noi stiamo scrivendo la storia dell’IRI …

Ing. Gamberale: L’IRI è una grande storia, perché le privatizzazioni le abbiamo lasciate da parte, e si ha l’idea che siano andate male, ma non è vero. Le privatizzazioni hanno riguardato anche imprese manifatturiere, ad esempio il tessile e l’abbigliamento dell’ENI, Autogrill, Motta e poi l’ILVA. Dove sono stati scelti acquirenti nello stesso core business, e sono stati esempi di grande successo: lo Stato ha preso soldi e queste aziende si sono sviluppate.
Poi, le privatizzazioni hanno interessato aziende di servizi e infrastrutture. Queste sono state fatte in due maniere. La prima è attraverso le quotazioni in borsa, come per ENI ed ENEL, storie di grande successo per lo Stato (ENI di successo sia per lo Stato che per i sottoscrittori, ENEL di grandissimo successo per lo Stato e meno per i sottoscrittori). La seconda maniera, invece ha riguardato le privatizzazioni di servizi e infrastrutture, fatte in chiave familistica, come per Telecom, Aeroporti di Roma, Autostrade e qui ci sono state delusioni, in particolare per Telecom. Il giudizio su Telecom influenza tutto, ma sono state, invece, cose di successo.

Prof. Satta: Possiamo approfittare di te ancora un momento? Una cosa che mi interessa moltissimo sono le infrastrutture di rete, che sono un problema gigantesco. Tu come le vedi? Come realizzazione, come struttura proprietaria, come disciplina?

Ing. Gamberale: Come infrastrutture di rete quindi intendiamo la rete di distribuzione del gas, dell’acqua?

Prof. Satta: Si, queste e anche la banda larga.

Ing. Gamberale: Per esempio, nelle reti, noi, come F2i, adesso stiamo facendo qualcosa: abbiamo comprato due reti di distribuzione del gas, oggi siamo il secondo come operatore nazionale nella distribuzione del gas, quindi abbiamo gas, acqua e banda larga. Sull’acqua ci sono i piani d’ambito, come sapete. Sul gas ci sono 300 concessioni, adesso la legge le dovrebbe ridurre a 170. Con i piani d’ambito secondo me ne basterebbero 6 o 7, come reti di distribuzione del gas.
Le reti debbono assicurare sviluppo, cioè sviluppo urbanistico; sicurezza, cioè andare a sostituire pezzi di rete; trasparenza, perché sulle reti ci sono i contatori. Sull’acqua, per esempio, pochi sanno che in Italia il 5% della popolazione non ha acquedotti, il 15% della popolazione non ha fogne e il 25% non ha depurazioni.
Il Governo ha fatto la legge Ronchi, perché queste reti sono di proprietà dei Comuni che non hanno i soldi per fare gli investimenti: dunque privatizziamole; e su questo si fa il referendum. Noi abbiamo fatto un’OPA sulla maggiore società quotata in borsa.
Sulla banda larga, io sono un  po’ più cauto, perché non è vero che l’Italia ha questo digital divide.  Probabilmente bisogna cominciare dalle grandi città. Anche in questo caso ci sono iniziative un po’ disordinate: a Trento si fa una rete, in Lombardia se ne fa un’altra. Secondo me la dovrebbe fare Telecom o comunque un unico operatore.

Prof. Satta: Quindi un operatore.

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