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Promesse e pericoli del federalismo: il caso dell’Italia

di - 2 Dicembre 2009
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Perciò anche se il first best sarebbe il salvataggio immediato, conviene al governo locale aspettare per un ritardato salvataggio piuttosto che aggiustarsi alla crisi, se ritiene che il centro intervenga. Nel caso il centro non intervenga e il governo subnazionale debba comunque aggiustarsi allo shock, sarebbe meglio lo facesse subito perchè un aggiustamento immediato è meno costoso di quello ritardato (il peggiore risultato è, in tutti i casi, il default). E’ pertanto cruciale sapere il “tipo” di governo centrale che si trova di fronte: risoluto o non risoluto. In un mondo di perfetta informazione se il governo locale crede che il centro sia risoluto, e cioè non procederà al salvataggio in nessuno stadio (p=1), allora sceglierà l’aggiustamento immediato in quanto meno costoso di uno ritardato. Nel caso creda che il governo centrale sia non risoluto (p=0), non si aggiusterà allo shock ma aspetterà il salvataggio il quale avverrà subito in quanto meno costoso di uno ritardato. Dunque, in un mondo con perfetta informazione, il risultato sarà aggiustamento immediato, se il centro è di tipo risoluto (p=1) oppure salvataggio immediato se di tipo non risoluto (p=0). Ovviamente la realtà è molto più complicata e, soprattutto, l’informazione è imperfetta ma è chiaro che per valori iniziali di p piuttosto alti avremo aggiustamento immediato perchè l’ente locale non può assumersi un alto rischio di non avere salvataggio ritardato mentre, con un iniziale basso valore di p, non si avrà aggiustamento immediato. Perciò c’è da aspettarsi che in circostanze standard (ovvero per valori di p diversi da 1 e da 0) il risultato sia o un immediato salvataggio o un aggiustamento ritardato. Questa conclusione è molto importante per noi in quanto vorremmo proporla come proxy per misurare quanto sia “vero” il federalismo formale (o vero decentramento o vera sovranità divisa). Se p è molto vicino a zero, il decentramento non è “vero” mentre se p è molto vicino all’unità siamo in presenza di un vero decentramento. Ciò che serve è dunque identificare le variabili che, nella realtà dei singoli paesi, portano a valori specifici di p perchè da ciò conosceremo quanto è “vero” il decentramento; nel caso sia vero possiamo aspettarci benefici (promesse mantenute) mentre se non lo fosse dovremmo aspettarci la concretizzazione dei pericoli. Tra le numerose variabili una importante, decisiva, è quella conosciuta come il rapporto di dipendenza ovvero la quota dei trasferimenti del governo centrale sul totale delle entrate dei governi locali. Più alta questa quota minore è la responsabilizzazione degli amministratori locali che saranno indotti a maggiori spese (moral hazard) come ben affermato nella letteratura, ma anche maggiore sarà la probabilità di salvataggio (p prossimo a zero). Ciò significa che in uno stato politicamente decentrato ma con limitato decentramento fiscale, “l’impegno” del governo centrale al non intervento (anche se dichiarato) non è “credibile” e questo a sua volta significa che il legame tra il rapporto di dipendenza e il valore che assume p è molto stretto. Ed infatti ciò è quello che fanno le agenzie di rating che, per il bene o per il male[8], “valutano” la probabilità di default dei governi locali sulla base della probabilità di intervento del centro. Utilizzando questo criterio e applicandolo alla storia di importanti stati federali, Rodden giunge alla conclusioni che, nella realtà, il numero degli stati veramente federali (o decentrati o a sovranità divisa ecc.) è molto limitato: come dire che i celebrati meriti del federalismo restano quasi sempre sulla carta, salvo sporadici casi.

Il caso italiano e la legge 42/2009.
Siamo abituati a sentire ripetere nel nostro paese gli astratti pregi che avrebbe il federalismo e come una trasformazione in senso federalista, dotata di non provate virtù, avrebbe la capacità di ottenere una molteplicità di obiettivi[9]. Inutile aggiungere che occorre analizzare le istituzioni e il loro funzionamento per potersi ragionevolmente aspettare specifici risultati. Innanzitutto verifichiamo se e quanto le condizioni economiche necessarie al funzionamento di uno stato decentrato siano presenti nel nostro paese. Le principali riguardano: 1. il dinamismo del sistema economico; 2. i differenziali territoriali e di ricchezza regionali; 3. la diffusione della corruzione; 4. l’esistenza o meno dell’obiettivo di fornire a tutti i cittadini uno standard uniforme di servizi.

Note

8.  Il momento d’oro delle agenzie di rating è al presente già alquanto offuscato perché, come è apparso in vari casi, contribuiscono a creare aspettative a favore o contro specifici tipi di investimento.

9.  Ovviamente maggiore efficienza nell’offrire i servizi pubblici ma anche maggiore consapevolezza civile, aumento dello sviluppo regionale, maggiore partecipazione democratica, maggiore controllo sugli amministratori, e, per qualcuno, anche riduzione del debito pubblico.

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