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Un nuovo diritto per l’economia italiana

di - 5 Dicembre 2008
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Il secondo comma dell’articolo 41 opportunamente vieta l’iniziativa economica privata in contrasto con la “utilità sociale”. Questa, tuttavia, va meglio definita, almeno in via interpretativa.

Di “utilità sociale” può darsi una accezione a un tempo estesa e precisa se si fa riferimento ai contributi dell’analisi economica sui cosiddetti “fallimenti del mercato”. Oltre al difetto di concorrenza, i casi in cui iniziativa privata, prezzi e mercati ledono l’interesse generale sono fondamentalmente due: carenze informative ed esternalità. Le informazioni che le imprese forniscono ai consumatori, ai lavoratori, alle altre imprese, al fisco possono essere parziali, asimmetriche, false. Le imprese possono non includere nel calcolo dei costi le diseconomie, i danni, che provocano a terzi.

In situazioni siffatte – e la casistica è vasta – i mercati esprimono prezzi che non riflettono i reali costi. Le risorse sono mal impiegate. L’utilità sociale è diminuita. Al fine di tutelarla, l’intervento dello Stato trova ampia giustificazione. La trasparenza su ciò che le imprese fanno, sul loro stato patrimoniale, deve essere massima, compatibilmente con il costo dell’assicurarla. Norme munite di sanzione per prevenire il danno ambientale, diritti negoziabili di inquinare per limitarlo, risorse pubbliche per ripararlo sono vie da seguire in modo sinergico, secondo un piano di difesa e recupero dell’“habitat”.

A cominciare dal livello costituzionale, è necessario quindi ripensare l’intera cornice di diritto positivo entro cui l’economia italiana opera. Urge un nuovo ordinamento, per una economia di mercato con regole: conforme ai dettami comunitari, sì, ma capace di corrispondere alle esigenze specifiche del sistema economico italiano così da innalzarne il potenziale di crescita e la capacità competitiva.

Vanno in particolare ricercate coerenza e complementarità fra gli obiettivi di fondo che si assegnano ai quattro grandi blocchi dell’ordinamento dell’economia che abbiamo evocato. Lo schema razionale strumenti/obiettivi, capace di evitare sovrapposizione e contraddizioni, sembra il seguente:

  • diritto del risparmio, a tutela dei finanziatori dell’impresa
  • diritto societario, a tutela della imprenditorialità e degli stimoli all’efficienza interni all’impresa
  • diritto fallimentare, a tutela della migliore allocazione delle risorse fra le imprese, nella stessa industria e in industrie diverse
  • diritto della concorrenza, a tutela degli stimoli all’efficienza esterni all’impresa e della diffusione dei benefici della produttività.

L’iniquità – il terzo elemento che con instabilità ed esternalità compone la triade negativa del capitalismo – evoca il ruolo dello Stato, nel suo rapporto con il mercato. In Italia è la Costituzione che chiama lo Stato a un’azione perequatrice delle opportunità, dei redditi, delle garanzie economiche: nella disciplina del rapporto di lavoro (art. 36), nella funzione redistributrice del bilancio pubblico, nell’offerta di istruzione (art. 34), sanità (art. 32), sicurezza sociale (art. 38). Ogni regresso dell’ordinamento in questi campi sarebbe contrario allo spirito e alla lettera della Carta costituzionale.

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