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Un nuovo diritto per l’economia italiana

di - 5 Dicembre 2008
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Quanto alle possibilità, l’ordinamento italiano – a cominciare dal Codice civile – tutela ampiamente l’impresa sui tre cruciali fronti della proprietà, del contratto, della responsabilità. Le carenze gravi e l’incertezza del diritto si annidano nel processo e nella composizione delle liti, che implicano tempi e oneri di insicura valutazione, molto spesso lunghi e pesanti. L’arretrato delle cause civili pendenti – circa cinque milioni – coinvolge in larga misura imprese. Prosegue l’espansione di una domanda di giustizia civile di massa largamente eccedente un’offerta che non è stata a sufficienza potenziata. Filtri per l’accesso alla Cassazione, tribunali sempre aperti, telematica, sanzione delle pratiche dilatorie delle parti, soluzioni non giudiziarie delle controversie (arbitrato, conciliazione, ombudsman sino al giudice di pace), sentenze semplificate, termini accorciati, depotenziamento delle questioni di competenza e dei formalismi, più agevole escussione dei testimoni, recupero forfettario delle spese processuali: il legislatore è orientato a seguire queste vie operative, piuttosto che a riformare per l’ennesima volta le strutture portanti del rito. Per le liti d’impresa, occorre altresì una magistratura con cultura economica adeguata, espressa da una rinnovata facoltà di giurisprudenza e da un ritorno per le controversie societarie e finanziarie a sezioni dedicate, con sede distrettuale. Alla privatizzazione e alla specializzazione devono unirsi maggiori risorse di bilancio devolute una tantum alla giustizia: uno sforzo eccezionale, volto ad abbattere l’arretrato.

Nel diritto dell’impresa – a cominciare dalla riscrittura dell’algido art. 2082 del Codice Civile – è essenziale valorizzare all’interno delle aziende la funzione imprenditoriale. La efficiente e corretta ordinaria amministrazione delle imprese, la sorveglianza sugli amministratori a vantaggio di proprietari, creditori e altri stakeholders, non fanno di per sé crescere l’economia. Solo l’innovazione e il progresso tecnico, affidati a una funzione imprenditoriale definita, domiciliata e autonoma, possono riuscirvi. Più in generale, occorrono soluzioni che semplifichino gli adempimenti, amplino la gamma delle scelte organizzative, rispettino le differenze qualitative fra i pochi grandi gruppi rimasti e i milioni di piccole unità da sempre presenti nell’economia italiana. Va favorita la dinamica dimensionale e qualitativa della piccola impresa. La sua trasformazione in impresa medio-grande non può restare un’eccezione.

Nelle procedure concorsuali l’accento va decisamente posto  sull’allarme precoce che può utilmente scattare quando la redditività aziendale scema. Allorché compaiono perdite che preludiano all’insolvenza l’impresa sta già dissipando risorse orientabili verso impieghi a più alta produttività. Se si arriva all’insolvenza i creditori recuperano poco e tardi. Sono, di fatto, molto meno protetti di quanto non avverrebbe se l’imprenditore sfortunato, ma non scorretto, venisse incentivato a dichiarare per tempo le difficoltà insorte e se l’impresa venisse confortata nella ricerca delle vie per superarle da curatori professionali, più che da magistrati inesperti della materia.

Dalle possibilità consentite dal contesto esterno, alla propensione: il profitto facile, non meno del rischio eccessivo, dissuade l’impresa dal ricercare l’efficienza e l’innovazione.

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