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In margine a un recente libro di Robert Gordon

di - 28 luglio 2016
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copertina-TRAFOAGRobert J. Gordon, economista di vaglia e non a caso docente di Social Sciences (alla Northwestern University di Evanston, Illinois), ci ha donato un gran libro: The Rise and Fall of American Growth. The U.S. Standard of Living Since the Civil War, Princeton University Press, Princeton 2016. Al di là delle 762 pagine, dell’ampiezza e complessità dei temi, della dovizia di elementi fattuali che offre, l’opera è di un respiro e di una qualità sempre meno riscontrabili in economisti indotti dall’accademia, dalla retorica prevalente, a pubblicare su riviste specializzate brevi saggi su questioni spesso ristrette, innovativi nell’algoritmo più che nei risultati.
Il libro – frutto di ricerche iniziate mezzo secolo fa, quando l’autore pervenne al dottorato a MIT sotto la supervisione di Robert Solow – è al tempo stesso molto analitico e di estrema sintesi sulla vicenda storica post-1870, sull’attualità, sulla prospettiva dell’economia degli Stati Uniti. Sebbene appena superata dalla mole di quella cinese, secondo le stime a parità dei poteri d’acquisto del Fondo Monetario Internazionale l’economia statunitense ancora esprime (2015) il 15,8% del reddito mondiale, rispetto al 17,1% della Cina, all’11,9% dell’Eurozona, al 7% dell’India.
Gordon perviene a tre principali conclusioni.
Il progresso della produzione e del benessere negli Stati Uniti ha conosciuto la sua migliore stagione fra il 1920 e il 1970. Da allora, tra oscillazioni, ha prevalso un tendenziale rallentamento. La previsione spinta sino al 2040 è che il tasso d’incremento del Pil reale medio per persona scenderebbe allo 0,8% l’anno, dopo il 2,4% del 1920-1970 e l’1,8% del 1970-2014 (Tab. 18.4, p. 637).
Cruciale è la produttività, alimentata dalle innovazioni. Come ha spesso detto Solow, “la crescita di trend è principalmente dovuta a fattori d’offerta” (R.M. Solow, Mysteries of Growth, in “The New York Review of Books”, 2003, p. 49). Se c’è produttività, la domanda si promuove, si stimola.
Nel 1920-1970 il prodotto per ora lavorata crebbe del 2,8% l’anno, ritmo quasi doppio rispetto all’1,5% del 1890-1920 e all’1,6% del 1970-2014 (Fig. 1.2. p.16). Il progresso tecnico, approssimato dal pur discutibile concetto di produttività totale dei fattori (TFP), ebbe nel 1920-1970 parte preponderante: l’incremento annuo della TFP toccò l’1,9%, nettamente al disopra dello 0,5% del 1890-1920, dello 0,6% del 1970-1994, dell’1% del 1994-2004 e dello 0,4% riscontrato nel 2004-2014 (fig. 17.2, p.575).
Il cinquantennio 1920-1970 di più rapido avanzamento include la grande crisi del 1929-1933 e la partecipazione americana alla Guerra Mondiale nel 1941-1945. L’aumento annuale della TFP fu rapido negli anni Trenta (+1,8%) e spettacolare negli anni Quaranta (+3,4%) (Fig. 16.5, p. 547). Influirono, secondo Gordon, il favor del New Deal per i sindacati, gli aumenti salariali, l’accorciamento della giornata lavorativa, prima, poi lo sforzo formidabile espresso dalla macchina bellica dell’industria americana. Le imprese risposero alla spinta proveniente dal costo del lavoro, che dagli anni Venti era stata promossa anche dal blocco della immigrazione e dalla minor concorrenza esercitata dalle importazioni. Risposero con più alta intensità di capitale (spesso finanziato dal governo) e con beni strumentali innovativi, incorporanti “large increases in horsepower and kilowatt-hour of electricity usage per dollar of equipment capital” (p. 564). Le due grandi invenzioni della Seconda Rivoluzione Industriale di fine Ottocento – motore a scoppio ed elettricità –  espressero il meglio di sé a distanza di decenni. Nella seconda guerra, il patriottismo legò lavoratori e dirigenti in un comune apprendere facendo. Se nel 1942 ai cantieri Kaiser si prevedevano otto mesi per assemblare una nave da trasporto Liberty, l’anno dopo bastarono poche settimane, in un caso estremo quattro giorni! La Ford improvvisò gli impianti per produrre bombardieri B-24 in poco più di un anno e innalzò l’offerta da 75 aerei al mese nel febbraio del 1943 a 432 nell’agosto del 1944 (p. 549). Questi esempi si moltiplicarono.
Technological change does not regress”: l’avanzamento è permanente (p. 550). Nel dopoguerra le improbabili previsioni di ristagno della domanda globale avanzate da Alvin Hansen e altri furono clamorosamente smentite. Alla spesa militare si sostituì la spesa civile, per cucine elettriche e a gas, frigoriferi, lavatrici, asciugabiancheria, lavapiatti, auto, televisori. La dinamica della TFP restò elevata – 1,5% l’anno, in media – ancora nei decenni Cinquanta e Sessanta, meno approfonditi nel libro. Il grande rallentamento coincise con la crisi – a mio avviso “da sproporzioni”, sottovalutata da Gordon – degli anni Settanta per proseguire poi. Le grandi invenzioni del passato non sono state avvicendate da un comparabile progresso tecnico dopo il 1970. Per Gordon, ciò non avverrà neanche in futuro (Ch. 17).
Non sorprende che le innovazioni della Seconda Rivoluzione Industriale –  IR#2 – si siano risolte nel più straordinario progresso della vita materiale del popolo americano, sottovalutato dalle stime di reddito e patrimonio. Esso si è esteso a nutrizione, vestiario, abitazione, trasporti, informazione, comunicazioni, finanza, assicurazione, divertimenti, salute, condizioni di lavoro (Parte Prima del volume) . In particolare, dopo il 1870 si è realizzato il riscatto della donna. Prima, “women faced a life of hard work, boredom, and drudgery, whether in the farm or in the city” (p. 286). Lavare, stirare, cogliere acqua, pulire, cucinare erano compiti che gravavano sulle donne. Un esempio: nel 1886 ‘a typical North Carolina housewife had to carry water 8 to 10 times each day (…). Over the course of a year she walked 148 miles toting water and carried more than thirty-six tons of water’. Inoltre l’acqua sporca andava eliminata, lontano da casa… (p. 57).
La Terza Rivoluzione Industriale, IR#3, del calcolatore e del digitale, “has been less broad in its scope than before, focused on entertainment and information and communication technology (ICT), and the standard of living and working conditions have advanced at a slower pace than before 1970” (pp. 566-567). Gordon muove dalla nota esclamazione del 1987 di Solow: “You can see the computer age everywhere but in the productivity statistics” (citato a p. 577). Ribadisce come negli Stati Uniti nel 1970-1994 la TFP abbia progredito solo dello 0,6% l’anno. La sua puntuale analisi delle singole innovazioni dell’era del computer lo porta alla seguente considerazione: ”Even though the mainframe computer transformed many business practices starting in the 1960s, and the personal computer largely replaced the typewriter and calculator by the 1980s, the main effect of IR#3 on TFP was delayed until the 1994-2004 decade, when the invention of the Internet, web browsing, search engines, and e-commerce produced a pervasive change in every aspect of business practice” (p. 576).

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