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Burocrazia: “tela di Penelope” o semplificazione?

di - 3 aprile 2014
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La situazione
Il rapporto Doing Business 2014 della Banca Mondiale, di recente pubblicazione, segnala un persistente ritardo competitivo dell’Italia, che si colloca al 23° posto su 28 Paesi UE. Inoltre, è al 65° posto su 189 Paesi per il complesso degli indicatori esaminati (nel 2013 era al 67°), al 90° posto per l’avvio di impresa, al 112° per il rilascio del permesso di costruire, al 138° per il pagamento delle tasse, al 103° per l’enforcing contracts (tempi della giustizia civile).
Di fronte alla crisi, l’incidenza degli oneri amministrativi risulta sempre più intollerabile per le imprese. Per questa ragione la semplificazione amministrativa e la riduzione dei costi della burocrazia rappresentano un impegno prioritario del Paese per eliminare vincoli e liberare risorse per lo sviluppo e la competitività delle imprese e dare effettività ai diritti dei cittadini, senza aumentare la spesa pubblica.

Le ragioni
Le principali ragioni della particolare onerosità delle procedure in Italia sono:
– la stratificazione delle norme e degli adempimenti nel tempo, la sovrapposizione degli oneri imposti dai diversi livelli di governo e dalle differenti discipline di settore;
– la pluralità di soggetti pubblici a cui rivolgersi e l’insufficiente utilizzo delle tecnologie;
– i tempi lunghi e incerti (che costituiscono uno dei problemi più rilevanti della “complicazione burocratica” in Italia);
– la cosiddetta “tela di  Penelope” rappresentata dalla continua proliferazione di nuovi oneri;
– l’assenza di proporzionalità degli adempimenti in relazione alla dimensione delle imprese, al settore di attività e alle effettive esigenze di tutela degli interessi pubblici; si tratta di un problema particolarmente rilevante in un Paese dove vi sono 4.300.000 imprese fino a 9 addetti, oltre 200.000 da 9 a 249 addetti e 3700 al di sopra dei 250 dipendenti.
In questo quadro, semplificare è una condizione essenziale per recuperare la competitività delle nostre imprese e per liberare risorse per la crescita e lo sviluppo del Paese. La Pubblica Amministrazione dovrebbe accompagnare le imprese ad adempiere ai loro obblighi edilizi, urbanistici, fiscali, di sicurezza etc., proponendosi e non invece disponendo e quindi essere di ostacolo.

La strategia
Risulta evidente che la semplificazione, quando davvero efficace, incontra maggiori resistenze che si annidano nelle burocrazie e richiede un cambiamento profondo della cultura e dei comportamenti quotidiani delle Amministrazioni.
Per vincere la resistenza al cambiamento non bastano i provvedimenti legislativi, spesso episodici, ma occorre un sostegno a tutti i livelli politici ed amministrativi.
La materia è complessa per la pluralità di interessi pubblici da tutelare, pluralità inscindibilmente collegata alla modernità (tutela dei lavoratori, dei consumatori, dell’ambiente, della privacy, della salute etc.).
L’obiettivo della semplificazione è proprio quello di coniugare il massimo di tutela degli interessi pubblici con il massimo di semplicità; di avere meno “burocrazia” e meno “carte” a parità di sicurezza.
Particolarmente importante è anche evitare di introdurre nuove complicazioni per cittadini e imprese. Il legislatore, mentre con una mano semplifica, con l’altra complica, dando luogo a quel fenomeno denominato “tela di  Penelope”.
Non ci sono alternative a un duro e tenace lavoro per semplificare in modo sistematico e mirato le procedure, individuare ed eliminare gli adempimenti eccessivi o sproporzionati in relazione alla tutela degli interessi pubblici, ridurre i tempi ed evitare la proliferazione delle nuove complicazioni, formare adeguatamente la burocrazia allineandola agli obiettivi politici.

Le azioni del Governo
Con il cosiddetto “Decreto del fare” e con i provvedimenti attuativi ad esso collegati, il Governo Letta ha avviato un processo di riordino e semplificazione che comporta la riduzione di tempi e costi burocratici per imprese e cittadini, con particolare riguardo ai settori dell’edilizia, della sicurezza sul lavoro, dell’ambiente, della certificazione, dell’istruzione, università e ricerca, delle società fiduciarie, etc.
Le linee di azione di tale processo dovranno essere condivise tra Stato, Regioni e autonomie attraverso una Agenda per la semplificazione da costruire sulla base della consultazione telematica e del coinvolgimento degli “stakeholders”.
A questo proposito, il Ministero della semplificazione ha lanciato una consultazione telematica sulle 100 procedure più complicate da semplificare.
Attraverso questa consultazione realizzata in collaborazione con l’Anci, la Conferenza dei Presidenti delle Regioni e l’UPI, vengono raccolte indicazioni sulle procedure più complicate e proposte di intervento che nascono dai problemi vissuti nell’esperienza quotidiana da cittadini e imprese.
Dalle prime circa 300 segnalazioni pervenute emerge un quadro di straordinario interesse: tra le complicazioni più segnalate dalle imprese vi sono l’autorizzazione paesaggistica, gli adempimenti formali in materia fiscale e di sicurezza sul lavoro, il DURC, i tempi di pagamento da parte della Pubblica Amministrazione e le autorizzazioni previste dal TULPS. I cittadini segnalano, in generale, lo scarso utilizzo dei sistemi digitali, la difficoltà ad effettuare pagamenti telematici verso le PA, le procedure per i disabili, gli adempimenti fiscali, le difficoltà di accesso ai servizi sanitari. Sono solo prime indicazioni, ma quello che è più rilevante è che cittadini e imprese hanno colto il senso dell’iniziativa inviando segnalazioni chiare e circostanziate.

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