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I tagli alle rinnovabili in Europa a causa della crisi

di - 17 dicembre 2013
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1. L’incentivazione delle fonti energetiche rinnovabili è stata, negli ultimi anni, una priorità, per gli Stati della Comunità Europea, imposta dall’assoluta necessità di ridurre la dipendenza dai prodotti petroliferi e di limitarne gli effetti dannosi sull’ambiente.

Il pacchetto clima-energia, adottato dalla Commissione Europea nel dicembre 2008 e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della UE del 5 giugno 2009, ha introdotto misure volte a combattere i cambiamenti climatici e promuovere l’uso delle energie rinnovabili, ponendosi, come obiettivo, da conseguire entro il 2020, la riduzione del 20 per cento delle emissioni di gas a effetto serra, un risparmio energetico del 20 per cento e l’elevazione al 20 per cento della quota di energia da fonte rinnovabile sul consumo finale di energia[1]. In particolare, la Direttiva 2009/28/CE ha fissato obiettivi nazionali obbligatori per la quota di energia da fonte rinnovabile sul consumo finale lordo di energia, assegnando all’Italia l’obiettivo, da raggiungere entro il 2020, del 17 per cento[2].
Varie sono le forme che hanno assunto gli incentivi.
La cosiddetta Feed-in Tariff è la modalità più diffusa in Europa per incentivare la diffusione delle rinnovabili, in particolare nel settore della produzione di energia elettrica da fonte solare. Con questo meccanismo viene riconosciuta, per un periodo che varia tra i 15 ed i 20 anni a seconda dei Paesi, una tariffa per tutta l’energia prodotta ed immessa in rete. I Certificati Verdi sono, invece, titoli negoziabili che il produttore di energia da fonte rinnovabile ha il diritto di ottenere in relazione alla quantità di energia prodotta e possono essere utilizzati dai produttori ed importatori di energia elettrica generata da fonti non rinnovabili per assolvere all’obbligo di immettere nella rete elettrica una quota minima di energia prodotta da impianti alimentati da fonti rinnovabili.
Tariffe incentivanti sono state introdotte in 20 Paesi dell’Unione Europea, mentre in Belgio, Polonia, Romania e Svezia sono utilizzati solo i Certificati Verdi[3].
Sono diffusi in tutta Europa, anche se sono di scarsa entità, i contributi in conto capitale e gli incentivi fiscali[4].
Italia e Gran Bretagna utilizzano sia le tariffe incentivanti che i Certificati verdi[5].

2. Vario è l’approccio con il quale nei Paesi europei viene continuamente adeguata la politica di incentivazione delle rinnovabili ai mutamenti del contesto tecnologico, economico e finanziario.
Da una sintetica analisi delle misure adottate in proposito dai principali Paesi europei nel quadro dei rispettivi regimi di incentivazione, emerge che la normativa italiana, nonostante le continue modifiche, risulta più organica e coerente rispetto ai “concorrenti” europei.

2.1 Spagna
Nel novembre 2010 sono stati approvati in Spagna tagli delle tariffe (Feed-in Tariff), compresi tra il 5 e il 45 per cento, per gli impianti fotovoltaici iscritti al rispettivo registro dal 29 settembre 2009, a seconda della potenza e della tipologia[6]. Nel contempo è stata disposta la riduzione del periodo di erogazione degli incentivi da 30 a 25 anni (Real Decreto 1565/2010 del 19 novembre 2010)[7]. Nel dicembre 2010 è stato inoltre disposto un limite massimo alle ore di produzione degli impianti fotovoltaici aventi diritto alle tariffe sulla base di 5 differenti “zone solari”, con conseguente remunerazione al prezzo di mercato dell’energia elettrica in eccedenza rispetto al tetto massimo[8]. È stato disposto, poi, uno specifico limite massimo alle ore di produzione degli impianti fotovoltaici registrati prima del 29 settembre 2008 per un periodo di 3 anni, con estensione, a parziale compensazione delle perdite, del periodo di incentivazione da 25 a 28 anni (Real Decreto-ley 14/2010 del 23 Dicembre 2010)[9].
Nel gennaio 2012 il nuovo esecutivo spagnolo, in considerazione della difficile situazione di bilancio, ha deciso di sospendere per un tempo indefinito gli incentivi all’energia rinnovabile, fatti salvi gli impianti già in esercizio e quelli già iscritti nei registri di preassegnazione (Real Decreto-ley 1/2012 del 27 gennaio 2012)[10].
Nel febbraio 2013 è stato previsto che l’indice dei prezzi al consumo, al quale sono ancorate le tariffe incentivanti, sia depurato dei prezzi dell’energia e di altri prodotti volatili (Real Decreto-ley 2/2013)[11]. Sarebbe, infine, in via di approvazione una legge che porrebbe, in via retroattiva, un tetto massimo ai profitti pari al 7.5 per cento (basato sul ROE) derivanti dall’energia solare[12].

2.2 Regno Unito
Nel Regno Unito i principali strumenti di incentivazione e promozione dell’energia prodotta da fonti rinnovabili sono i ROCs (Renewable Obligation Certificates) che, introdotti nel 2002, rappresentano l’equivalente britannico dei Certificati Verdi[13], e le Feed-in Tariffs che, introdotte nell’Aprile del 2010, sono dirette ad incentivare gli impianti di potenza fino a 5 MW[14].
Nel luglio 2012 è stata programmata, a partire dal 2015, una riduzione progressiva del rapporto tra ROCs ed energia prodotta[15]. Sono stati introdotti, a partire dal 2011, tagli graduati in relazione alla tipologia di impianti ed alla potenza installata. Tra le tecnologie più favorite il mini -idroelettrico e la micro-cogenerazione, mentre tagli consistenti ha subito il mini-eolico.
Una riduzione annuale, in proporzione all’andamento del mercato, subiranno, da aprile 2014, le tariffe per bio-gas, eolico e idroelettrico. Il DEEC (Department of Energy and Climate Change) deciderà i tagli in base al calo dei prezzi ed alla diffusione delle diverse tecnologie, basandosi su dati consultabili pubblicamente e comunicherà le nuove tariffe due mesi prima dell’entrata in vigore. Dato che la stretta tempistica della comunicazione non tiene conto che gli investimenti, per la loro completa realizzazione, necessitano di almeno 4/5 anni , gli operatori del settore hanno criticato le misure in quanto di carattere “retroattivo” e penalizzanti per l’intera filiera di produzione.

Note

1.  Tra gli atti normativi di cui si compone il pacchetto clima-energia troviamo: (i) Direttiva 2009/28/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 aprile 2009, sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili, recante modifica e successiva abrogazione delle direttive 2001/77/CE e 2003/30/CE; (ii) Direttiva 2009/29/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 aprile 2009, che modifica la direttiva 2003/87/CE al fine di perfezionare ed estendere il sistema comunitario per lo scambio di quote di emissione di gas a effetto serra; (iii) Direttiva 2009/31/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 aprile 2009, relativa allo stoccaggio geologico di biossido di carbonio e recante modifica della direttiva 85/337/CEE del Consiglio, delle direttive del Parlamento europeo e del Consiglio 2000/60/CE, 2001/80/CE, 2004/35/CE, 2006/12/CE, 2008/1/CE e del regolamento (CE) n. 1013/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio; e (iv) Decisione n. 406/2009/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 aprile 2009, concernente gli sforzi degli Stati membri per ridurre le emissioni dei gas a effetto serra al fine di adempiere agli impegni della Comunità in materia di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra entro il 2020.

2.  Si veda: art. 3, Direttiva 2009/28/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 23 aprile 2009 sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili, recante modifica e successiva abrogazione delle direttive 2001/77/CE e 2003/30/CE Testo rilevante ai fini del SEE.

3.  Si veda: “Rapporto Statistico 2011 – Impianti a Fonti Rinnovabili”, p. 108, pubblicato dal GSE il 9 ottobre 2012 e consultabile alla pagina web http://www.gse.it/it/Statistiche/RapportiStatistici/Pagine/default.aspx.

4.  Si veda nota 3.

5.  Si veda nota 3.

6.  Si veda al riguardo: Real Decreto 1565/2010, de 19 de noviembre, por el que se regulan y modifican determinados aspectos relativos a la actividad de producción de energía eléctrica en régimen especial, pubblicato nel BOE il 23 novembre 2010. In particolare, il citato provvedimento normativo ha disposto la riduzione delle tariffe incentivanti del 5 per cento per gli impianti su tetto fino a 20 Kw; del 25 per cento per gli impianti su tetto sopra i 20 Kw; e del 45 per cento per gli impianti installati al suolo.

7.  Si veda nota 6.

8.  Si veda: Real Decreto-ley 14/2010, de 23 de diciembre, por el que se establecen medidas urgentes para la corrección del déficit tarifario del sector eléctrico, Disposición adicional primera, pubblicato nel BOE il 24 dicembre 2010.

9.  Si veda nota 8.

10.  Si veda: Real Decreto-ley 1/2012, de 27 de enero, por el que se procede a la suspensión de los procedimientos de preasignación de retribución y a la supresión de los incentivos económicos para nuevas instalaciones de producción de energía eléctrica a partir de cogeneración, fuentes de energía renovables y residuos pubblicato nel BOE il 28 gennaio 2012. Come recita il preambolo del citato provvedimento normativo, le ragioni alla base di tale moratoria sugli incentivi alle energie rinnovabili, sono rintracciabili principalmente nella difficile situazione di bilancio, nonché nella capacità di generazione installata superiore del 50 per cento al picco di domanda.

11.  Si veda: Real Decreto-ley 2/2013, de 1 de febrero, de medidas urgentes en el sistema eléctrico y en el sector financiero pubblicato nel BOE il 2 febbraio 2013.

12.  Si veda al riguardo: Combattere la crisi dandosi la zappa sui piedi. La Spagna ammazza il fotovoltaico, Il Journal, 25 luglio 2013.

13.  Si veda al riguardo: Renewables Obligation Order 2009 No. 785(the ROO) e seguenti modifiche.

14.  Si veda al riguardo: Feed-in Tariffs (Specified Maximum Capacity and Functions) Order 2010 No. 678 e seguenti modifiche.

15.  Cfr. E. BEST, The UK Roc Review, Inspiratia, 2 agosto 2012.

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