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Moneta, potere economico, potere politico

di - 22 maggio 2013
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Indice-sommario: 1. Tre funzioni della moneta; 2. La moneta come una forma specifica di credito; 3. La moneta puramente contabile; 4. La creazione di moneta (sia in forma di banconote sia in forma di pure scritture contabili) delle banche centrali; 5. La creazione di moneta da parte della banche; 6. La moneta in tutte le sue forme come capitale totale; 7. Se c’è un credito totale ci deve essere un debito totale di pari entità; lo Stato come garante del pagamento dei debiti; 8. La confusione tra creditori e debitori, tra Stati creditori e Stati debitori; 9. Il senso della riforma dell’art. 81 della Costituzione; 10. Il senso complessivo della crisi del 2008; 11. E’ possibile al potere politico controllare e governare il potere economico?

1. Tre funzioni della moneta

Il punto di partenza di questo scritto è l’analisi della moneta (o danaro, con parola equivalente e che comunque qui sarà usata come sinonimo di moneta).

Moneta è il dollaro, l’euro, lo yen giapponese, e così via, cioè qualcosa (uso volutamente una parola la più generica e vaga possibile, in attesa di chiarire che cos’è questo qualcosa per ora solo presupposto) che svolge tre funzioni collegate: 1) stabilisce l’unità di conto, cosicché vi sono i multipli e i sottomultipli dell’unità, senza limiti per i multipli (dieci, cento, mille, … un miliardo di euro, ma se necessario anche di più), con limiti pratici per i sottomultipli (non avrebbe senso pratico andare oltre il centesimo di euro): in tal modo qualsiasi cosa vendibile ha un prezzo espresso in moneta, e tutte le cose vendibili sono comparabili sulla base del loro valore monetario; 2) facilita lo scambio tra tutti coloro che intendono vendere qualcosa e tutti coloro che intendono comprare qualcosa, separando la vendita di merci (e servizi) dalla compera di merci (e servizi): chi vende è disposto a trasferire la cosa in vendita al compratore in cambio di moneta, chi compra usa moneta al fine di ottenere la merce che desidera; in altre parole alla permuta (come dice il codice civile) o baratto (come preferiscono dire gli economisti) si sostituisce il mercato basato sulla moneta: è sufficiente che ogni merce abbia il suo prezzo in termini monetari e che circoli tanta moneta quanta è sufficiente per portare a termine tutti gli scambi entro un periodo arbitrario (qui bisogna ricordare la velocità di circolazione della moneta: la stessa quantità di moneta può essere usata più volte per molti scambi successivi, cosicché la quantità di moneta necessaria affinché tutti gli scambi possano avvenire è molto inferiore alla somma dei prezzi delle merci scambiate); 3) la funzione di strumento di scambio non potrebbe aver luogo se la moneta non conservasse nel tempo, come cosa verificabile e verificata, il valore della merce che è stata venduta in cambio di moneta; in altre parole chi vende in cambio di moneta deve avere la ragionevole certezza che con quella moneta potrà successivamente comprare qualunque merce che aveva lo stesso prezzo di quella da lui venduta; se la cosa venduta aveva un prezzo di cento, ed in cambio ha ricevuto una moneta da cento, il venditore deve avere la ragionevole certezza che con quella stessa moneta da cento domani potrà comprare qualcosa che aveva e conserva un prezzo di cento; ragionevole certezza non vuol dire assoluta certezza: in realtà qualunque moneta varia nel tempo, in più o in meno, nel senso che aumenta o diminuisce il suo potere d’acquisto; oppure ciascuna merce nel tempo varia il suo prezzo, in più o in meno rispetto ad altre merci; queste continue variazioni nel prezzo di tutte le merci e quindi anche nel potere d’acquisto della moneta non tolgono che nel tempo la moneta conservi (sia in grado di conservare) un potere d’acquisto (calcolato ad es. su un pacchetto di merci eguale nel tempo) eguale o quasi eguale: se dunque queste variazioni nel potere d’acquisto della moneta sono piccole, i vantaggi del mercato basato sulla moneta sono talmente grandi che il meccanismo funziona con sufficiente regolarità e prevedibilità; quello che qui interessa è sottolineare la necessità e inevitabilità di questa terza funzione: la moneta come depositaria di valore; chi possiede moneta ha tanto potere di acquisto quante sono le merci che egli può acquistare con la moneta posseduta; va poi sottolineato che si tratta di un potere di acquisto generico e generale, misurato solo dal numero di unità di conto che il proprietario di moneta possiede; in altre parole chi possiede un milione di euro può comprare quante merci vuole, nel periodo che vuole, nella quantità che vuole, fino alla compensazione col suo milione di euro: se ha speso l’ultimo euro, il suo potere di acquisto è finito; fino a che possiede ancora euro ha tanto potere di acquisto quanti sono gli euro che possiede.

2. La moneta come specifica forma di credito

La moneta, riguardata sotto questo aspetto, ha qualcosa eguale al credito, anche se giuridicamente non è un credito in senso stretto (nel senso cioè del codice civile); ha qualcosa di eguale al credito del codice civile perché rappresenta la possibilità di ottenere qualcosa da qualcun altro, come accade nel credito in senso proprio; non è un credito nel senso giuridico stretto perché il credito nel senso tecnico del termine è sempre un credito verso uno specifico soggetto ed è determinato o determinabile (è diritto ad ottenere da quello specifico debitore quello specifico bene), mentre il denaro permette di acquistare qualunque bene in vendita da qualunque persona disposta a vendere; inoltre in termini giuridici il possessore di moneta non ha diritto a comprare sol che lo voglia, perché il venditore deve essere d’accordo nel vendere.

Però la moneta ha valore legale, il che significa che il creditore deve accettare la moneta legale come pagamento del debito calcolato in moneta (così lo Stato non può rifiutare di ricevere le tasse pagate con moneta legale, e qualunque privato non può rifiutare di accettare il pagamento del suo credito fatto dal debitore con moneta legale); tranne casi eccezionali (ad es. una terribile carestia o una guerra disastrosa per cui chi ha beni alimentari non è disposto a venderli ad alcun prezzo perché con quei beni può sopravvivere e senza morirebbe di fame), in generale chi possiede moneta ha la certezza di poter comprare qualunque cosa sul mercato che ha un prezzo pari alla somma di moneta che possiede.

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