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Anamorfosi dello “spread” (Globalizzazione finanziaria, guerre valutarie e tassi di interesse dei debiti sovrani)

di - 7 maggio 2013
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 SOMMARIO: 1. L’anamorfosi: una prospettiva deformante. 2. Cosa è lo spread; 3. Perché lo spread è un parametro (utilizzato in modo) fuorviante; 4. Il tasso di interesse del nostro debito pubblico dipende principalmente dal cambio dollaro/euro; 5. Il carry trade sul dollaro; 6. Un punto di vista contro intuitivo ai grafici sullo spread; 7. Che fare? La difesa del valore dell’euro ed il consolidamento del debito pubblico.

1. L’anamorfosi, una prospettiva deformante

L’“anamorfosi” costituisce una tecnica di raffigurazione di un oggetto secondo una prospettiva diversa da quella centrale, in modo che l’oggetto principale venga rappresentato in una prospettiva appositamente deformata che lo nasconde.
Nel saggio si mette in evidenza come la focalizzazione univoca della prospettiva sullo spread tra i titoli del debito pubblico dei Paesi dell’Eurozona, abbia l’effetto di distogliere l’attenzione dall’oggetto principale costituito dall’andamento del tasso di interesse.
Eludendo il trompe-l’œil dell’anamorfosi e rincentrando la prospettiva direttamente sui tassi di interesse si dimostra, nello svolgimento del discorso, come sia in effetti l’andamento del tasso di interesse la variabile principale del costo del servizio del debito pubblico, mentre lo spread, cioè la relazione intercorrente tra i vari tassi, è una variabile secondaria e per questo fuorviante se assolutizzata.
La tesi sostenuta nel saggio è contro intuitiva in quanto contrasta con la prospettazione assolutamente predominante del ruolo di indicatore fondamentale riconosciuto unanimemente allo spread e richiede pertanto al lettore una consapevole correzione del punto di osservazione per staccare lo sguardo dallo spread – cioè la differenza tra i tassi – e rimetterlo, invece, a fuoco centralmente sull’oggetto principale è cioè sull’andamento dei tassi di interesse.
Cambiando prospettiva lo sguardo si apre su un diverso scenario incentrato sul nesso di dipendenza causale tra il tasso di interesse ed i flussi monetari speculativi, da e verso l’euro, correlati a loro volta all’andamento del tasso di cambio dollaro/euro.
Nel passare da un ordine di causalità interne, cui lo spread rinvia, ad un ordine di causalità esterne basato sul tasso di cambio dollaro/euro, la difficoltà maggiore che si incontra è data dal fatto che lo spread riconnette la causa dell’andamento negativo o positivo del costo del servizio del debito a fattori politici ed economici interni facilmente constatabili empiricamente da tutti. Attribuire, invece, le variazioni del costo del debito pubblico a cause esogene come i flussi monetari speculativi appare, di primo acchito, poco plausibile se non un improvvido tentativo di deresponsabilizzazione.
Nella consolidata linea di ragionamento sullo spread, i fondamentali strutturali ed economico-finanziari dei vari Paesi e le vicende congiunturali, come la credibilità e le politiche dei Governi nazionali, sarebbero la causa prima e sostanzialmente unica dell’aumento o della diminuzione del costo dei diversi debiti pubblici. Da qui, appunto, la scelta della Germania come virtuosa “pietra di paragone”.
In questo modo la prospettazione anamorfica, imputando il costo del servizio del debito pubblico alle politiche economiche positive o negative di ogni singolo Stato, risulta in linea con la percezione come intuitivamente condivisibile ed, in questo senso, mette fuori quadro e fa da velo alla comprensione della prevalente incidenza sull’andamento del tasso di interesse del debito pubblico dei fattori esogeni di natura finanziaria: le fluttuazioni monetarie e le connesse speculazioni sui tassi di cambio e sui tassi dei debiti pubblici.
Per contrastare il punto di vista interno che conduce alla cosiddetta “dittatura dello spread”, nel ragionamento che si sviluppa nel testo, si è fatto ricorso ad una rilettura dei grafici – gli stessi grafici normalmente utilizzati per indicare l’andamento dello spread – alla luce della prospettiva globale degli investimenti, in valuta o in titoli, da parte della speculazione finanziaria, comparando l’andamento dello spread e dei tassi di interesse sul debito a quello del cambio dollaro/euro.
Invertire l’ordine di causalità nella crescita del debito pubblico, riconoscendo la prevalenza delle cause speculative esogene rispetto a quelle politico economiche endogene, conduce, evidentemente, ad un ricettario diverso per uscire dalla crisi che mette in prima linea il contrasto della speculazione finanziaria.
Questi aspetti sono accennati nel paragrafo finale con riferimento agli squilibri dollaro-centrici, alla guerra valutaria ed alle politiche europee e nazionali di contenimento dell’indebitamento e di difesa della nostra economia reale.
Per questa sinteticità e per maggiormente corroborare la diversa visione d’insieme della crisi in atto sono stato costretto – e di ciò mi scuso – a fare sovente rinvio al mio Teoria e critica della globalizzazione finanziaria. Dinamiche del potere finanziario e crisi sistemiche[1].

2 . Cosa è lo spread

Riproduco la prima definizione dello spread che trovo su Google «lo spread è la differenza tra il tasso di interesse pagato dallo stato italiano e quello pagato dallo stato tedesco (reputato uno degli investimenti più sicuri). Supponiamo che abbiamo un tasso pari a 6%, se quello tedesco è del 2%, allora lo spread è del 4% (6-2=4)»[2].
Questa definizione è condivisibile e generalmente accettata.

Note

1.  Teoria e critica della globalizzazione finanziaria. Dinamiche del potere finanziario e crisi sistemiche, Cedam, Padova, 2011. Ampi stralci del volume sono consultabili su Google book al seguente indirizzo: http://books.google.it/books?id=VnwmaKIZ0yYC&printsec=frontcover&hl=it#v=onepage&q&f=false.

2.  Reperibile all’indirizzo internet: http://www.pierferdinandocasini.it/2012/12/13/che-cose-lo-spread/

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