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Protezione civile, cittadini, Istituzioni ed interventi emergenziali

di - 6 marzo 2013
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Sebbene attualmente svolga la mia attività nella “Protezione Civile”, sento la profonda esigenza di affrontare questo tema in modo “laico”, da semplice cittadino che, come tutti, potrebbe un domani ritrovarsi ad averne bisogno.
Il Servizio Nazionale della Protezione Civile, nasce nel 1992 con la legge n. 225 e, come noto, di fatto è la modalità con cui lo Stato si attiva per fronteggiare le emergenze diversamente da quanto era riuscito a fare in occasione del sisma che nel 1980 colpì l’Irpinia e provocò circa 3000 vittime. A quei tempi ero poco più che bambino, rimasto senza casa poiché dichiarata inagibile, e dei dibattiti parlamentari che hanno dato vita alla legge istitutrice ne ho avuto piena cognizione solo anni dopo, quando ho cominciato ad entrare in queste problematiche ed ho acquisito, soprattutto, la consapevolezza di quanta distanza vi sia tra ciò che si fa nell’interesse dei cittadini e di quanto poco gli stessi riescano a venirne a conoscenza.
La percezione della Protezione Civile è profondamente mutata nel tempo (decenni), sebbene dal 1992, sino di fatto all’ultima modifica rappresentata dalla legge n. 100 del 2012, sia rimasta pressoché immutata nelle finalità. Nella percezione comune, ai tempi della mia adolescenza, la Protezione Civile rappresentava l’assessorato assegnato agli eletti più sfigati, successivamente era la Struttura che avrebbe voluto “rubare” spazio ai Vigili del Fuoco, sino a questi ultimi anni in cui, da “Istituzione” quasi perfetta dello Stato, è stata spesso associata ad un meccanismo rodato di malaffare.
L’amara constatazione è la seguente: sono trascorsi trent’anni dalla sua istituzione ed oggi, ancor più di ieri, si continua a parlare di Protezione Civile senza avere, spesso, consapevolezza di cosa sia, di come sia organizzata e, soprattutto, di cosa faccia. Riconosco che non sia semplice comprenderne il funzionamento soprattutto perché è “poco più” che una grande idea, e di immensa portata, che difficilmente può essere compresa se non viene opportunamente spiegata. È anche comprensibile, però, che se ciascun cittadino volesse conoscere approfonditamente le modalità operative degli apparati dello Stato di cui usufruisce quotidianamente, pur volendo limitare l’incombenza a quelli di utilità più immediata, dovrebbe approfondire la conoscenza di non poche cose, dalle norme che regolano il funzionamento degli Ospedali a quelle che hanno istituito il Corpo dei Vigili del Fuoco, tanto per fare due esempi di strutture vicine ai cittadini. Quanto detto evidenzia l’inattuabilità della strada indicata che, giocoforza, porta a conoscere i servizi di cui si usufruisce sulla scorta del passaparola, in relazione a ciò che in quel momento è più impellente.
Vi sono cose, come la carta costituzionale, che però, rappresentando dei principi, e necessitando di un’adeguata illustrazione, vengono spiegate a ciascuno cittadino sin dalla sua infanzia affinché risultino ben chiare le modalità con cui si dispiega l’apparato statale, sia in termini di attività garantite e che si possono svolgere sul territorio nazionale, sia di strutture mediante le quali lo Stato è organizzato per conseguire le finalità dette. Tale organizzazione, abbastanza articolata, evidenzia non di rado difficoltà di funzionamento, vissute dal cittadino come disservizi più o meno sistematici, a cui è difficile porre rimedio, data la complessità del sistema. E’ evidente che quanto detto si estremizza laddove accada una calamità. Il sistema ordinario, infatti, raggiunge livelli di stress elevatissimi a cui potrebbe conseguire, paradossalmente, la completa assenza di risultati per le popolazioni colpite. Per scongiurare un simile risultato, quindi, si è costruito un modello di risposta in cui, sfruttando anche la maggiore propensione individuale alla reciproca collaborazione, le risorse statali, quelle stesse che talvolta appaiono oltremodo inadeguate in ordinario, riescano a cooperare con livelli di compartecipazione ed efficacia ancora oggi ignoti nell’ordinario.
Affinché accada ciò, come in qualsiasi sport di squadra, è necessario che venga impartita l’indicazione di quale schema adottare così che nessun ruolo resti scoperto e non vi siano sovrapposizioni inutili, quando non pericolose. Occorre organizzare tutte le attività così che si abbia una risposta corale in grado di offrire un risultato rapido e tangibile. Evidentemente, anche nel gioco di squadra, quanto più numeroso è il personale altamente competente nel proprio settore, tanto più la risposta oltre che efficace risulterà particolarmente efficiente.
La nostra Costituzione, essendo figlia di periodi molto meno felici di quelli attuali, ha in dote l’obiettivo primario di costruire un sistema in cui, i reciproci veti, scongiurino l’eventualità di una “facile” decisione, per allontanare anche solo l’ipotesi di derive autoritarie. Sarebbe oltremodo immodesto ritenere errato tale approccio, sebbene la palese disparità tra l’efficienza “emergenziale” e la quotidianità, forse, dovrebbe indurre a qualche ulteriore riflessione in proposito. A volte, per colmare rapidamente questa disparità, si è cercata la via più facile tentando di “ridimensionare” il Sistema di Protezione Civile così che fosse più in linea con le inefficienze quotidiane. È evidente che tale strada sia molto gradita soprattutto a coloro che, in un confronto, appaiono tecnicamente meno all’altezza rispetto alle prestazioni offerte dai compagni di squadra.
Spesso, per frenare il sistema, si è additato il rischio di derive autoritarie che, ovviamente, risulterebbero contrarie ai principi della democrazia, ignorando quanto accorto sia stato il legislatore a questo proposito. La Protezione Civile, che si articola dai livelli nazionali sino a quelli territoriali (provinciali e comunali), non ha gerarchie, né rapporti di subordinazione tra i diversi livelli. Fonda la sua ragione d’essere nell’esigenza di procedere in modo organizzato, sfruttando tutte le risorse del paese, ed evitando accuratamente l’eventualità di costituire ulteriori strutture rispetto a quelle già presenti.
A capo vi è il Presidente del Consiglio dei Ministri che, quindi, rappresenta proprio la figura costituzionalmente preposta al governo del paese, sia nell’ordinario che nell’emergenza.
Significativo ed eclatante è constatare come, sebbene la normativa risulti essere sostanzialmente la stessa, vi siano realtà territoriali in cui il Sistema di Protezione Civile locale, sia esso regionale, provinciale o comunale, raggiunge vette di eccellenza ed altri dove è praticamente latitante. Se la Protezione Civile fosse un mero “esercizio” del potere, evidentemente, sarebbe oltremodo sviluppato ovunque.
Costruire una buona Protezione Civile, in grado di rispondere prontamente ed efficacemente, significa lavoro intenso volto alla crescita di tutte le strutture e le componenti che ne fanno parte, ovvero di tutto l’apparato statale, procedendo ad una sempre maggiore integrazione delle rispettive procedure e ad una programmazione delle attività.

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