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Dal cassonetto al porta a porta: la questione dei rifiuti

di - 27 agosto 2012
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Un’alta percentuale di raccolta differenziata dei rifiuti è raggiungibile anche in Italia mediante l’introduzione di un sistema di raccolta domiciliare. I vantaggi dal punto di vista ambientale di una buona differenzazione dei rifiuti sono noti. Le discariche italiane stanno raggiungendo la saturazione. Fra esse 102 non sono conformi alla legge in quanto i rifiuti non vengono trattati correttamente e per questo motivo generano percolato e altre sostanze nocive per la salute. Inoltre produrre meno rifiuti significa rilasciare meno emissioni, in un momento storico in cui è necessario contenere le emissioni al di sotto di una certa soglia per evitare l’aumento troppo elevato della temperatura terrestre. Differenziare bene comporta dei vantaggi anche dal punto di vista economico.
In Italia, nel 2009, la percentuale di rifiuti differenziati era pari al 33,6%, con il Mezzogiorno fermo al 19,1%. Si è dunque ben lontani dal rispettare gli obiettivi prefissati dal decreto n. 152 del 2006, il quale stabiliva che entro il 2008 l’Italia avrebbe dovuto differenziare il 45% dei suoi rifiuti ed entro il dicembre del 2012 si sarebbe dovuto arrivare al 65% di raccolta differenziata.
Il sistema di raccolta con cassonetti stradali ha fallito. Esso può garantire una percentuale di raccolta differenziata non oltre il 35-40%.
Si sta quindi affermando anche in Italia un nuovo sistema di raccolta di rifiuti: il porta a porta, un tipo di raccolta domiciliare. A tutte le utenze domestiche e commerciali, ma anche agli edifici pubblici vengono distribuiti secchi e sacchetti in cui conferire, in giorni e orari prestabiliti, le diverse tipologie di rifiuto differenziato, generalmente carta, plastica, vetro, alluminio, organico e indifferenziato.
Un buon sistema di raccolta domiciliare non può, però, esistere senza l’ausilio di un ecocentro, ovvero un impianto sorvegliato in cui poter conferire tutte quelle tipologie di rifiuto che non possono essere collocate nei sacchetti forniti dal comune.
Il porta a porta è attualmente il sistema più efficace per il raggiungimento di un’alta percentuale di raccolta differenziata. Questo è vero principalmente perché diventa facile riscontrare, attraverso controlli mirati, la corretta differenzazione dei rifiuti da parte dei cittadini. D’altro canto i comuni che introducono il porta a porta hanno il compito di far comprendere al cittadino che differenziare correttamente è obbligatorio per legge e che chi trasgredisce a questa regola va incontro a sanzioni.
Differenziare bene tuttavia non basta. Per una buona politica di gestione dei rifiuti occorre ridurne la quantità alla fonte, specialmente dei rifiuti che non possono essere riciclati. Per questo motivo alcuni comuni hanno introdotto un nuovo regolamento Tarsu: le utenze pagano una quota fissa e una quota variabile, calcolata sulla base del numero di svuotamenti oppure del peso, del contenitore del rifiuto secco indifferenziato. Inoltre, chi accetta di praticare il compostaggio domestico ha diritto a un’ulteriore riduzione della quota variabile.
Il comune d’Italia più virtuoso nella gestione dei rifiuti è Ponte nelle Alpi, un paese di 8.533 abitanti in provincia di Belluno. Ponte nelle Alpi ha introdotto il sistema porta a porta nell’ottobre del 2007. Allora il comune differenziava appena il 27,8% dei suoi rifiuti. Già nel 2008 raggiungeva l’81,6% di raccolta differenziata. Nel 2010 si è arrivati all’88%. La quantità di rifiuto indifferenziato è stata ridotta drasticamente. Nel 2006 venivano prodotti 368 Kg pro capite di rifiuti indifferenziati, nel 2010 29 kg pro capite. La risposta dei cittadini è stata ottima. La percentuale di rifiuto non conforme, ovvero collocato nel posto sbagliato, è inferiore al 2,5% per quanto riguarda la raccolta multimateriale  di vetro, plastica e lattine e addirittura inferiore allo 0,9% per la frazione organica.
Nel 2007 il costo totale del servizio di gestione dei rifiuti di Ponte nelle Alpi era di 950.000 euro. Nel 2010 il costo è stato di 810.000 euro, con un risparmio di 140.000 euro, pari al 14,7%. L’abbattimento dei costi è stato dovuto principalmente alla diminuzione della quantità di rifiuti portati in discarica. Nel 2007 si smaltivano in discarica 2.715 tonnellate di rifiuti, per un costo di 475.000 euro. Nel 2010 si è arrivati a smaltire appena 248 tonnellate di rifiuti, per un totale di 37.458 euro (- 92,11%). Parte di tali risparmi sono serviti ad assumere cinque dipendenti, impiegati nella gestione del nuovo sistema di raccolta.
Il secondo comune da considerare è Capannori, cittadina di 46.207 abitanti in provincia di Lucca. A Capannori il sistema di raccolta porta a porta è stato avviato in via sperimentale nel 2005 in uno dei distretti del comune, con 600 abitanti. Il servizio è stato esteso progressivamente a tutti i distretti e, nel giugno 2010, la raccolta domiciliare riguardava l’intero comune. In quello stesso anno la raccolta effettiva raggiungeva il 71,8%. Sempre nel 2010 la spesa per il conferimento agli impianti di riciclaggio delle principali tipologie di rifiuti differenziati (organico, vetro, alluminio, plastica e carta) e per lo smaltimento in discarica del rifiuto indifferenziato ammontava a 1.566.960 euro. Se il comune fosse rimasto con il vecchio sistema di raccolta dei cassonetti stradali avrebbe continuato a differenziare solo il 30% dei suoi rifiuti, per una spesa di 3.142.440 euro. Il risparmio totale stimato è di 1.575.480 euro, pari a 50 punti percentuali. Il nuovo sistema di gestione di rifiuti ha inoltre permesso la creazione di cinquanta nuovi posti di lavoro, interamente finanziati con il risparmio ottenuto attraverso l’abbattimento dei costi per lo smaltimento dei rifiuti in discarica.
Come esempio di buona gestione dei rifiuti del Sud si deve citare Baronissi, un comune di 16.850 abitanti nel salernitano. A Baronissi il sistema di raccolta porta a porta è stato avviato già nel 2001, quando l’Italia differenziava solo il 17,4% dei suoi rifiuti urbani e la Campania appena il 6,8%.  L’efficacia del passaggio dai cassonetti stradali alla raccolta domiciliare è stata immediata.
Dal 2000 al 2001 la raccolta differenziata del comune campano è passata da circa il 2% al 49,5%. Oggi Baronissi ricicla il 74% dei suoi rifiuti.
La spesa per il conferimento agli impianti di riciclaggio e per lo smaltimento in discarica è stata di 324.547 euro nel 2011, quando Baronissi riciclava il 67,4% dei rifiuti.  Se il comune avesse continuato a differenziare solo il 57% dei suoi rifiuti, come nel 2009, avrebbe speso 455.793 euro. Il risparmio stimato è dunque di 131.246 euro (28,8%). Di questi, più della metà, 73.769 euro, derivano dal minor conferimento dei rifiuti in discarica.

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