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L’Italia dal Risorgimento all’Europa, attraverso la Costituzione*

di - 24 gennaio 2012
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*Università Gregoriana – Roma, 12 novembre 2011
Sommario: 1. Il primo e il secondo Risorgimento. – 2. I valori costituzionali di dignità e laicità. – 3. Dalla Resistenza alla Costituzione. – 4. Gli errori e i successi di ieri e di oggi; le speranze di domani. – 5. Dall’unità italiana a quella europea.

1. Ha ancora senso celebrare l’unità nazionale di fronte a due tendenze – contrapposte fra di loro ed entrambe contrastanti con l’idea dell’unità – che si vanno sempre più affermando: da un lato, la prospettiva europea e più ancora la dimensione globale, in cui l’identità nazionale si sperde nel multiculturalismo e nella multietnicità; dal lato opposto, la prospettiva locale della chiusura, della secessione e del separatismo?
Le perplessità si superano, se si guarda al percorso unitario nel suo complesso. Una vicenda che prese l’avvio dai moti risorgimentali, dalle guerre di indipendenza e da Roma capitale, per concludere con la guerra del ’15-’18 il primo Risorgimento; che proseguì con il fascismo, la seconda guerra mondiale, la sconfitta e una nuova divisione tra il Regno al sud e la Repubblica Sociale al nord; che ritrovò l’unità nel secondo Risorgimento – assai più concentrato del primo – attraverso la Resistenza, la scelta repubblicana, la Costituzione.
Quest’ultima è – anche cronologicamente – centrale in quel percorso, sopratutto perché esprime, nei suoi valori fondanti, il passaggio dal primo al secondo Risorgimento. Nel primo, la nazione si è fatta stato attraverso la condivisione di valori come la tradizione, la storia, la lingua, la cultura, l’arte, il territorio («una d’arme, di lingua, d’altare, di memorie, di sangue e di cor» come si esprimeva Alessandro Manzoni, nel 1821). Sono valori in qualche modo elitari, anche se la partecipazione popolare al percorso unitario (dalla spedizione dei Mille alle cinque giornate di Milano, alla grande guerra) è una realtà incontestabile. Ma nel Dna del primo Risorgimento ci stanno già l’aspirazione alla giustizia sociale e alla legalità, il principio personalista, come testimonia la Costituzione della Repubblica Romana del 1849, che delinea ante litteram il nucleo della Costituzione attuale.
Nel secondo Risorgimento, la nazione ha recuperato e vivificato lo Stato – dopo le degenerazioni dell’esperienza totalitaria e nazionalista e gli eccessi del liberalismo – attraverso l’affermazione e la condivisione dei valori fondanti della convivenza: il lavoro, la dignità, l’eguaglianza, la solidarietà, il personalismo, il pluralismo, la laicità, il pacifismo, l’unità e l’autonomia. Sono valori frutto di una scelta e di un compromesso alto (non già di un baratto) fra le grandi correnti ideologiche che furono alla base dei partiti di massa e di élite, protagonisti dalla Resistenza: i cattolici, i socialcomunisti, i liberali (penso alle tre firme di De Nicola, di Terracini e di De Gasperi, in calce alla Costituzione).

2. Enrico De Nicola – un liberale monarchico, che divenne Capo provvisorio dello Stato e poi primo Presidente della Corte Costituzionale – alla prima udienza di quest’ultima, nel 1956, disse: «La Costituzione è poco conosciuta anche da chi ne parla con saccenza. Deve essere divulgata senza indugio prima che sia troppo tardi». Leopoldo Elia – anch’egli Presidente della Corte – nel 2008, in occasione del sessantesimo anniversario della Costituzione, ricordava che «essa è profondamente attuale, ha saputo comprendere fenomeni nuovi, non previsti quando venne scritta».
Si riferiva a temi come l’ambiente, la privacy, il mercato e la concorrenza, la dimensione europea; temi che la Costituzione ha certamente saputo intuire e cogliere, consentendone lo sviluppo, l’attuazione e la tutela, pur senza averli previsti esplicitamente.
Oggi la Costituzione non solo è conosciuta poco, anche dagli addetti ai lavori; non solo è attuale, a sessant’anni dalla sua nascita; ma è fondamentale per comprendere il significato dell’unità d’Italia e la sua continuità su basi nuove, attraverso l’evoluzione del patriottismo, nel passaggio dal primo al secondo Risorgimento.
La Costituzione pone al centro del nostro sistema non più lo stato, come durante il fascismo, ma la persona. Essa si apre – nei principi fondamentali – con l’affermazione dei valori cui ho fatto cenno dianzi; e si articola nella conseguente definizione di una serie di rapporti civili, sociali, economici e politici, in cui sviluppa i diritti inviolabili e i doveri inderogabili di solidarietà, tra loro strettamente legati.
Quei valori possono essere efficacemente riassunti nel principio di pari dignità sociale ed in quello di laicità: due principi inscindibili, che non possono fare a meno l’uno dell’altro.
La dignità, nell’articolo 3 della Costituzione, esprime un valore di contenuto; sottolinea il rapporto tra l’eguaglianza formale di tutti di fronte alla legge e la eguaglianza sostanziale. Quest’ultima si realizza eliminando le disparità di fatto che impediscono la piena partecipazione di tutti (non solo dei cittadini) alla vita pubblica e sociale; che trasformano la diversità – un valore in sé positivo, di identità – in una condizione negativa di inferiorità. La pari dignità sociale rappresenta la chiave di collegamento tra l’eguaglianza e la diversità e il pluralismo – un altro dei valori fondamentali della nostra Costituzione – attraverso la solidarietà; nonché tra l’eguaglianza di tutti e la libertà di ciascuno.
La laicità esprime un valore di metodo: non è menzionata esplicitamente nella Costituzione, ma la Corte Costituzionale la ha riconosciuta quale principio fondamentale e immutabile dello Stato, con una sentenza del 1989, dopo la modifica del Concordato con la Chiesa Cattolica nel 1984. La laicità va intesa non soltanto con riferimento al rapporto tra Stato e Chiesa ed alla dimensione religiosa; ma altresì con riferimento al rispetto reciproco – nella consapevolezza dei propri valori e allo stesso tempo nel rispetto dei valori dell’altro – ed al dialogo, in antitesi alla sopraffazione: accettare l’altro per quello che è. E’ un valore che nasce dall’eguaglianza e dalla libertà religiosa, dal rifiuto del laicismo, ma anche da quello del radicalismo, del fanatismo e dell’intolleranza. I valori costituzionali, nella loro condivisione, devono rappresentare ciò che unisce e non ciò che divide. Il riferimento ad essi consente di dare maggior concretezza al patriottismo costituzionale: la consapevolezza di appartenere a una comunità che li fa propri; una comunità della partecipazione, non soltanto della appartenenza.

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