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Una piccola, grande soddisfazione

di - 20 aprile 2011
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Qualche mese fa, ApertaContrada aveva pubblicato un articolo, che sembrava destinato alla tomba delle idee, vale a dire al silenzio. Si intitolava “La filantropia: un affare per lo Stato”.
Abbiamo letto sui giornali di questi giorni e addirittura nel sito ufficiale del Governo che il Ministro Tremonti introdurrà (se già non ha introdotto) una grande novità nel programma nazionale di riforme, che sarà presentato in Italia ed alla Commissione Europea entro fine aprile. Si tratta di concedere alle imprese un credito di imposta al 90% su tutte somme trasferite dalle imprese all’università.
La soluzione è tecnicamente molto raffinata: le donazioni non sono fiscalmente detraibili e quindi non determinano una riduzione del gettito fiscale a favore dello Stato. Generano però un credito di imposta, per il 90% del dovuto su quanto versato alle università: lo Stato dunque parifica i suoi conti fiscali, consente al contribuente di compensare in parte qua il suo debito con il credito di imposta, derivato dalla donazione.
In questo modo, si ottengono alcuni effetti virtuosi di non poco momento. Anzitutto l’impresa dona 100 euro e quindi l’università può utilizzare (subito!) questo importo. Paga allo Stato il 10% di quanto avrebbe dovuto versare senza donazione. Immaginiamo per semplicità un’aliquota del 50%; versa all’erario 5; 45 sono compensati con il credito di imposta. Ma così è stato attivato un circuito che consente allo Stato di far avere all’Università 100, con un onere per l’erario di 45.
Ma non secondario è un effetto indiretto. Le imprese verseranno non alla cieca, ma a chi offre ricerche e programmi di formazione migliori. Si aprirà dunque la concorrenza tra loro. Anziché cercare di raggiungere gli studenti nei posti più disparati e lontani dalle loro sedi, per “conquistarli” senza far fare loro alcuna fatica, dovranno offrire programmi seri, attraenti, utili.
Sappiamo tutti che in Italia ci sono Università straordinarie ed altre che, diciamo così, lasciano un po’ a desiderare. Forse l’accesso diretto ai finanziamenti privati farà ciò che nessuna legge sarebbe mai in grado di fare.


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