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Approvato il Decreto per il recepimento della Direttiva 2009/28/CE sulla promozione delle rinnovabili. Analisi tra aspettative, obiettivi e criticità

di - 8 marzo 2011
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Il susseguirsi di modifiche normative spesso complesse e di ripetuti interventi correttivi sul sistema regolatorio, l’introduzione di nuovi ed ingenti costi, quali ad esempio il pagamento dell’ICI sugli impianti e di oneri per la connessione hanno determinato nel tempo una situazione di profonda incertezza e conseguentemente una forte dissuasione negli investimenti nel settore delle rinnovabili, con nefaste (e prevedibili) conseguenze in relazione alla crescita occupazionale ed industriale che il settore avrebbe dovuto e potuto garantire al nostro Paese. A ciò si sommi il fatto che numerosi provvedimenti normativi in materia di energia restano a lungo nei cassetti ministeriali, parlamentari, o sono bloccati da contrasti tra Governo, Regioni e parti sociali, come il piano d’azione nazionale per l’efficienza e il risparmio energetico previsto dalla direttiva sull’efficienza energetica, 2006/32/Ce, contribuendo così a fornire un quadro normativo incompleto e confuso che certamente non giova all’economia ed allo sviluppo del settore.

In questo problematico scenario tutto nazionale si innesta il recente recepimento della Direttiva Comunitaria sulle fonti rinnovabili[1] (il cui termine era il 5 dicembre 2010) che come è noto avrebbe dovuto individuare gli strumenti necessari e le modalità più efficienti finalizzate al raggiungimento dell’obiettivo di copertura del 17% del consumo elettrico nazionale con le Fonti Rinnovabili al 2020[2], provvedendo al contempo all’eliminazione delle molteplici barriere tecniche[3], amministrative[4] e regolatorie[5]. Il 30 novembre 2010 è stato approvato da parte del Consiglio dei Ministri in via preliminare lo schema di decreto legislativo predisposto dai Ministri dello Sviluppo Economico e dell’Ambiente sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili, avente ad oggetto tutto il settore, dalle autorizzazioni alle reti energetiche, dagli incentivi all’efficienza energetica in edilizia, testo poi sottoposto al successivo parere della Conferenza unificata[6] e delle Commissioni parlamentari, dando così inizio ad un intenso dibattito tra le varie parti coinvolte, che non hanno mancato di rilevarne con sollecitudine le molteplici criticità, soprattutto in materia di incentivi. Il decreto in esame si prefiggeva formalmente lo scopo, almeno secondo le intenzioni del Governo[7], di dettare le regole generali per il settore sulla base degli obiettivi dettati dagli accordi internazionali, semplificando e snellendo le procedure, oltre che l’obiettivo di addivenire alla drastica riduzione dei costi sostenuti dai consumatori di energia, ovvero dai cittadini, che di fatto ad oggi pagano di tasca propria gli incentivi stanziati per le rinnovabili, che gravano sugli importi in bolletta, come ribadito più volte dallo stesso Presidente dell’Autorità per l’Energia, Alessandro Ortis, che da tempo richiama la necessità di riformare in tal senso il meccanismo di incentivazione.

Il 3 marzo 2011, il Consiglio dei Ministri n. 129 ha quindi approvato in via definitiva il testo del “Decreto Rinnovabili[8], composto di 43 articoli, divisi in nove titoli, e di quattro allegati “tecnici”, dando così inizio ad un intenso dibattito tra le parti in causa. C’è infatti da un lato vivo apprezzamento per l’operato del Governo[9], e soddisfazione per il ripensamento ai tagli indiscriminati alle rinnovabili[10] in quanto è stata espunta dal testo definitivo la parte relativa alla fissazione di un tetto di 8 GW (8.000 MW) per il fotovoltaico raggiunti i quali, in precedenza, si prevedeva la sospensione dell’erogazione degli incentivi. Un tetto ritenuto molto basso e limitante, come sottolineato dai 65 parlamentari e cittadini che nelle more dell’approvazione si erano rivolti al Ministro Romani per opporvisi, segnalando ad esempio che in Germania il limite sarebbe ben sei volte più alto rispetto a quello citato. Ma ci sono anche forti contestazioni sull’adeguatezza del provvedimento, che, ad esempio, secondo il responsabile energia e infrastrutture di Legambiente, lascerebbe i cittadini “nella più totale incertezza’’ in quanto “solo chi ha già i cantieri aperti e finirà entro maggio avrà sicurezza sugli incentivi. Da giugno entrerà in vigore un nuovo sistema con tariffe più basse ma anche un limite annuale alle installazioni che non darà garanzie a chi vuole investire”.

Materiale collegato:
Decreto legislativo 3 marzo 2011, Attuazione della direttiva 2009/28/CE sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili, recante modifica e successiva abrogazione delle direttive 2001/77/CE e 2003/30/CE

Note

1.  Direttiva Parlamento europeo e Consiglio Ue 2009/28/Ce Promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili.

2.  cfr. Piano di azione nazionale per le energie rinnovabili dell’Italia Ministero Sviluppo Economico 30 giugno 2010 (conforme alla direttiva 2009/28/CE e alla decisione della Commissione del 30 giugno 2009).

3.  accesso e dispacciamento della Rete.

4.  durata e complessità dei percorsi autorizzativi.

5.  norme tecniche e stabilità meccanismi di sostegno.

6.  La conferenza unificata si è riunita il 17 dicembre 2010 sull’analisi del testo.

7.  Secondo una nota ufficiale del Governo il provvedimento punta soprattutto al potenziamento e alla razionalizzazione del sistema per incrementare l’efficienza energetica e l’utilizzo di energia rinnovabile“ al fine di “diminuire gli oneri ‘indiretti’ legati al processo di realizzazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili (dall’autorizzazione alla connessione, all’esercizio)”, così da potere intervenire “riducendo i costi specifici di incentivazione”.

8.  Decreto legislativo di attuazione della Direttiva 2009/28/CE relativa alla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili, recante modifica e successiva abrogazione delle direttive 2001/77/CE e 2003/30/CE.

9.  La Confindustria esprime «viva soddisfazione per la posizione di equilibrio» raggiunta dal Consiglio dei Ministri, giusto l’«approccio per razionalizzare il sistema di incentivazione, garantendo sia il contenimento dei costi al 2020 sia la certezza del quadro normativo, indispensabile per programmare gli investimenti» assicurando «le basi per uno sviluppo razionale della green economy italiana».

10.  Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori (CNAPPC).

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