Imposta come home page     Aggiungi ai preferiti

 

Reti, infrastrutture, territorio. Percorsi difficili tra molte asperità

di - 31 gennaio 2011
      Stampa Stampa      Segnala Segnala

1. Inquadramento della problematica
L’importanza delle infrastrutture nella vita culturale, sociale ed economica non ha bisogno di essere ricordata. È fondamentale da sempre: da quando la dotazione di infrastrutture era minima per contenuti, qualità e quantità, a quando questa è cresciuta, sempre in contenuti, qualità e quantità.
Le infrastrutture, oltre a consentire di svolgere le funzioni proprie cui sono preposte – la distinzione con le attrezzature e/o strutture è di origine ottocentesca, non più valida del tutto sotto il profilo scientifico, ma ancora largamente in uso -, «strutturano» i territori. L’effetto strutturante varia, ovviamente, in rapporto al grado di dotazione di infrastrutture dei diversi territori ed alla natura delle loro economie oltre che ad altri fattori (culturali, geografici, etc.), di non secondaria importanza.
Ma questa funzione va tenuta ben presente nella riflessione sul ruolo, sulle politiche, sull’organizzazione relativa alla produzione, manutenzione e gestione delle infrastrutture: si ha un effetto strutturante anche quando le dotazioni di base sono già piuttosto elevate; gli incrementi – quello infrastrutturale è prevalentemente una pianificazione di tipo incrementale -, servono infatti sia a migliorare che a mantenere il livello di attrattività e competitività dei territori.
Questa constatazione empirica e non, dovrebbe far cadere molte polemiche che accompagnano sovente sia la programmazione che la realizzazione di infrastrutture: servono e quali? chi se ne avvantaggia? chi ne subisce gli eventuali effetti negativi?etc.[1].
La funzione delle infrastrutture è spesso anche quella di contribuire al rilancio economico, sia in ordine al già ricordato effetto strutturante il/i territorio/i, che in una logica economica anticiclica: in questo la loro realizzazione viene accomunata in generale all’edilizia. Da qui anche la questione delle «grandi opere» posta in contrapposizione a quella delle «piccole» (?) in ordine sia al maggiore o minore effetto strutturante che alla capacità di moltiplicare gli effetti degli investimenti pubblici e misti[2], sia nel campo occupazionale che della produzione industriale indotta, ad esempio.
Solitamente con il termine «infrastrutture» si intendono le strade, le ferrovie, i porti, gli aeroporti, gli interporti, etc. Cioè le infrastrutture destinate al trasporto di persone e cose.
Ma, ovviamente, questa è una abbastanza grossolana riduzione della questione. Sono infrastrutture anche quelle funzionali alla comunicazione a distanza, all’energia, all’alimentazione idrica, allo smaltimento dei reflui, etc. Per di più le infrastrutture vengono «assiemate» (“cunicoli intelligenti, infrastrutture, etc.).
Oggi il termine viene considerato sinonimo di «rete» che è anche, notoriamente, il paradigma interpretativo tra i più usati per spiegare fenomeni complessi, sociali e/o economici che siano.
Infrastrutture a rete (quelle lineari) e infrastrutture puntuali (le attrezzature, quali porti, aeroporti, interporti, ad esempio), sono infatti altri modi per definire la loro natura.
Possono essere connesse e/o integrate, separate e/o disgiunte: questo è un modo per definire le relazioni reciproche tra le diverse infrastrutture nella loro concezione, realizzazione e gestione. E, implicitamente, per definire la qualità della dotazione di infrastrutture di un paese o di una sua porzione.
Qualche anno fa il CNEL, sull’onda degli studi sulla cosiddetta «resotica», aveva fatto un bel rapporto sullo stato delle reti in Italia chiamando a contribuire alla sua redazione gli stessi soggetti detentori di potere (proprietari, gestori) in materia, rete per rete[3].
Poteva essere la base per una pianificazione integrata e/o a sistema.
E’ risultata, purtroppo, solo una fotografia dell’Italia sconnessa; la connessione è una delle caratteristiche prime di una rete ben strutturata, come insegna la teoria delle reti.
La sconnessione può essere fisica o gestionale, spesso lo è sia fisica che gestionale.
Si pensi alla rete stradale, la cui conoscenza è abbastanza comune, almeno in questo aspetto. Essa è condivisa (meglio divisa) tra i comuni, le province, le regioni, lo stato. Per non dire di consorzi di bonifica, comunità montana oltre che di privati.
La rete di competenza regionale e statale può essere gestita anche da soggetti altri, quali i concessionari di costruzione e gestione o solo di una delle due funzioni[4].
Si ha così una divisione di ordine gestionale che si aggiunge a quella fisica. La sconnessione è infatti anche fisica, nel senso che non vi è unitarietà del dominio dei diversi soggetti proprietari.
Un problema che diviene del tutto evidente in occasione delle varie emergenze, ad esempio meteorologiche: l’eventuale decisione di porre restrizioni alla circolazione, l’organizzazione dell’informazione agli utenti, per non dire dell’assistenza agli stessi, ne risentono in misura notevolissima.

Note

1.  Tra i contributi più sistematici ed aggiornati al riguardo, cfr., République Française, Avis et Rapports du Conseil Economique, Social et Environnemental, Infrastructures et développement durables des territoires: un autre regard – une nouvelle vision, Avis présenté par M. Daniel Tardy, Les éditions des Journaux Officiels, Anno 2009, n. 23, mercoledì 30 settembre 2009.

2.  Cfr., tra i tanti, ma particolarmente utile per la base informatica oltre che per le riflessioni contenute, R. Cattaneo, G. Biesuz, P. Troncatti, La domanda della regina. Rimettere in moto il paese con le infrastrutture e i trasporti, Guerini e Associati, 2010.

3.  La nozione è oramai molto diffusa, anche se non sempre il suo uso è corretto secondo i principi, la metodologia e le tecniche della teoria delle reti. Recentemente l’Associazione «Italia decide» ha dedicato il rapporto 2010 proprio alle reti. In particolare alle «reti territoriali per l’unità e la crescita». La nozione di rete è qui usata anche con riguardo ai territori ed ai significati più profondi della stessa nozione (simbolici, metaforici, etc.).

4.  Cfr., L’eccezione e la regole. Tariffe, contratti e infrastrutture, a cura di A. Biancardi, Arel, Il Mulino, 2009.

Pagine: 1 2 3 4 5


RICERCA

RICERCA AVANZATA


ApertaContrada.it Foro Traiano 1/A – 00187 Roma – Tel: + 39 06 6990561 - Fax: +39 06 699191011 – Direttore Responsabile Filippo Satta - informativa privacy