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materialiPlatone, Protagora

  18 novembre 2010
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2. “La politica è di tutti”

Tutti i cittadini pretendono di saper giudicare e discutere le questioni politiche: come mai? Alla domanda di Socrate, il sofista Protagora risponde con un mito, o meglio con una vera e propria favola, che mira a mostrare come l’arte della politica (téchne politiké) appartenga a tutti gli uomini per divina decisione.

[320c 7-322d 5] C’erano una volta gli dèi, ma le specie mortali non c’erano. Quando fu anche il tempo per loro di nascere, deciso dal destino, gli dèi ne modellarono le immagini nel cuore della terra, amalgamando terra e fuoco e tutto ciò che con la terra si mescola per bene. Erano ormai pronti per darli alla luce, quando ordinarono a Prometeo e a Epimeteo di rifinire l’opera e distribuire a ciascuna specie le qualità più adatte. Epimeteo pregò Prometeo di lasciare a lui la distribuzione: “quando avrò fatto, tu verrai a controllare”. Così lo convinse e si mise a fare le parti. Durante la distribuzione, attribuì a certe specie una forza priva di velocità, mentre fornì di velocità le più deboli; alcune le armò, mentre ad altre diede natura inerme, ideando per esse diversi mezzi di salvezza. Alle specie dotate di minuta statura attribuì vie di fuga a forza d’ali o tane sotterranee; a quelle che fece crescere in grandezza, garantì scampo in virtù delle loro stesse dimensioni. E distribuì tutte le altre qualità mirando a ottenere tale equilibrio. Escogitava tante trovate con la preoccupazione che nessuna specie dovesse estinguersi […]. Ma Epimeteo non era un campione d’intelligenza e non si accorse di aver dato fondo alle qualità naturali spartendole fra gli animali irragionevoli. Gli restava ancora l’ultima specie – quella umana- priva di ogni ornamento ed Epimeteo non sapeva di cosa fornirlo. Mentre era lì nel dubbio, venne Prometeo a ispezionare la distribuzione e vide gli altri animali equipaggiati di tutto punto, mentre l’uomo se ne stava nudo, scalzo, scoperto, disarmato. Ma ormai era il giorno deciso dal destino e l’uomo doveva uscire dalla terra e venire alla luce. Prometeo non sapeva quale scampo trovare per la specie umana e allora rubò a Efesto e ad Atena la loro abilità tecnica, insieme al fuoco, perché senza il fuoco la tecnica nessuno la possiede veramente e nessuno può giovarsene. E ne fece dono all’uomo. In questo modo l’uomo ebbe tutte le conoscenze necessarie a vivere, ma non l’arte della politica, che era in casa di Zeus e Prometeo non aveva più il tempo di introdursi nell’acropoli, nell’abitazione di Zeus, tanto più che i guardiani alle porte di Zeus mettevano spavento […]. Dal momento che l’uomo ebbe parte dei privilegi divini, innanzitutto fu l’unico animale a venerare gli dèi e si diede da fare per costruire altari e statue di culto. In seguito , grazie alla tecnica, imparò ad articolare voce e nomi e inventò le case, gli abiti, le calzature e i mezzi per coprirsi e trarre il suo cibo dalla terra. Così equipaggiati, gli uomini in origine, vivevano sparsi e le città non esistevano. E morivano sotto gli assalti delle bestie feroci, perché erano sempre e comunque più deboli di loro: e se la capacità artigianale era un valido aiuto per nutrirsi, non lo era affatto per la guerra contro le bestie feroci, perché non avevano ancora l’arte della politica, di cui l’arte della guerra è una componente. E gli uomini cercavano di radunarsi e di salvarsi fondando città. Ma non appena si radunavano, iniziavano a maltrattarsi l’un l’altro, privi com’erano di arte politica. E così tornavano a disperdersi e a morire. Allora Zeus iniziò a temere che la nostra specie dovesse estinguersi da cima a fondo e inviò Hermes perché portasse fra gli uomini senso del rispetto e senso della giustizia, in modo da dare origine agli ordinamenti civili e tutti quei legami che creano fratellanza. Ma Hermes interrogò Zeus: in che modo doveva distribuire agli uomini senso del rispetto e della giustizia? “Come le altre abilità tecniche? Devo fare allo stesso modo? Le abilità tecniche si sono distribuite così: un solo medico basta per molta gente comune e così gli specialisti di ogni altro mestiere. Senso del rispetto e senso della giustizia devo distribuirli così fra gli uomini? O devo distribuirli a tutti?. “A tutti”, disse Zeus “e che tutti ne abbiano una parte: perché altrimenti non potranno esistere città, se solo poche persone ne godranno il privilegio, come è per le altre specialità professionali. E stabilisci una legge da parte mia: chi non ha senso del rispetto e senso della giustizia lo si mandi a morte, perché è come una peste per lo stato”.

Contributo collegato:

Anatomia della pólis, di Giovanni Francesco Lucarelli


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