Imposta come home page     Aggiungi ai preferiti

 

La governance ambientale: alla ricerca di un equilibrio instabile

di - 21 aprile 2010
      Stampa Stampa      Segnala Segnala

Sommario:  – 1. La tensione come elemento caratterizzante. – 2. Le tensioni sul piano orizzontale. – 3. Le tensioni sul piano verticale.-  4. Linee di evoluzione: dalla logica per materie a quella dell’integrazione.

1. La “tensione” come elemento caratterizzante
Se si dovesse scegliere una parola chiave per riassumere il sistema della governance in materia ambientale si dovrebbe scegliere la parola “tensione”: in fisica si ha tensione quando una corda viene sottoposta a trazione, in chimica la tensione indica la reazione delle molecole di un corpo solido soggetto ad una forza deformante, in fisiologia viene indicato in alcuni testi in luogo di sollecitazione interna.
Ebbene la governance ambientale ossia l’insieme dei soggetti che si occupano di tutela dell’ambiente si caratterizza proprio per la presenza di trazioni, di forze deformanti e di sollecitazioni interne assai più rilevanti che in altri contesti istituzionali.
Tali tensioni si sviluppano su vari piani: innanzitutto orizzontalmente tra i vari Ministeri che a vario titolo vengono chiamati a tutelare l’ambiente; in secondo luogo all’interno dello stesso Ministero dell’ambiente della tutela del territorio e del mare, per esempio nei rapporti tra politica e amministrazione; poi tra il livello internazionale e quello nazionale (si pensi ai rapporti tra ICNIRP e normative nazionali); ancora tra il livello comunitario e quello nazionale (il problema della legislazione di maggior favore rispetto a quella comunitaria), tra le attribuzioni dello Stato e quelle delle Regioni (i contenziosi attualmente pendenti avanti alla Corte Costituzionale sulla legittimità del Codice dell’ambiente) e così via sino agli enti locali.
E tutto ciò senza contare il ruolo degli altri stakeholders come le imprese, gli organismi collettivi e i singoli cittadini che sono portatori di specifici interessi assai spesso confliggenti con gli altri interessi in gioco.
Si tratta di un sistema di forze contrapposte e di equilibri assai precari, che non ha caso è stato definito come caratterizzato da complessità o come “organizzazione a rete”.

2. Le tensioni a livello orizzontale
Le prime tensioni nel sistema della governance ambientale si sono manifestate a livello orizzontale.
Negli anni settanta il sistema poteva configurarsi come “pubblicistico orizzontale disaggregato” dal momento che, non esistendo ancora un Ministero dell’ambiente, le funzioni erano distribuite tutte a livello statale (per questo mancava la complessità verticale) e tra i vari Ministeri.
Si avevano funzioni ambientali in capo al Ministero per i beni culturali e ambientali istituito nel 1975 per quel che riguarda la tutela delle bellezze naturali; il Ministero della Sanità era investito di poteri contro la lotta all’inquinamento; il Ministero dei lavori pubblici si occupava del suolo e della tutela delle risorse idriche; il Ministero dell’Industria esercitava competenze in materia di energia, di produzione industriale e di cave e torbiere.
La cura dell’interesse ambientale veniva distribuita a livello orizzontale tra i vari Ministeri senza che vi fosse un unico soggetto deputato alla cura del medesimo.
Con l’istituzione del Ministero dell’ambiente non si è, quindi, rivoluzionato il sistema preesistente: si è solo aggiunto un Ministero in più. Solo una parte delle competenze degli altri Ministeri, infatti, sono state trasferite nella nuova amministrazione: rifiuti, aree protette, inquinamento idrico, atmosferico e acustico. Ad essa sono state assegnate ulteriori competenze come l’accreditamento delle associazioni ambientaliste, la divulgazione delle informazioni sullo stato dell’ambiente, la prevenzione e la repressione delle violazioni compiute in danno dell’ambiente, i poteri di ordinanza, la proposta al Consiglio dei Ministri per la deliberazione di area ad elevato rischio ambientale, la VIA etc.
Per altre materie si è previsto che il Ministero dell’ambiente debba operare di concerto con altri Ministeri.
Si è così pervenuti ad una complessità organizzativa a livello orizzontale che non può non riverberarsi sul procedimento e determinare assai spesso un fattore di paralisi.
Il Ministero dell’ambiente, è uno degli ultimi nati nella famiglia dei Ministeri, si è dovuto quindi fare strada tra fratelli più grandi assai più navigati e pian piano conquistare nuovi spazi.
Di tale progressiva conquista costituiscono espressione i mutamenti di denominazione: dapprima Ministero dell’ambiente (l. 349/1986); poi, tredici anni dopo, Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio (d.lgs. 300/1999); poi ancora, esattamente venti anni dopo l’istituzione, Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare (l. n. 233/2006).
Altre funzioni restano però in capo ad altri Ministeri: Ministero delle politiche agricole e forestali in materia di acque e di agricoltura biologica; Ministero della salute sulle biotecnologie; Ministero dei beni e delle politiche culturali sul paesaggio etc.
Da ciò le tensioni che tuttora permangono a livello orizzontale: tanto per fare un esempio, l’energia nucleare appartiene alla competenza dello sviluppo economico o dell’ambiente?

Pagine: 1 2 3

RICERCA

RICERCA AVANZATA


ApertaContrada.it Foro Traiano 1/A – 00187 Roma – Tel: + 39 06 6990561 - Fax: +39 06 699191011 – Direttore Responsabile Filippo Satta - informativa privacy