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E-government e E-procurement

di - 8 febbraio 2010
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Intervento al convegno Principles and Best Practices of Public Administration in Italy and the United States: the State of the Art del 21, 22, e 23 maggio che si è tenuto a Macerata

In primo luogo rivolgo un ringraziamento vivissimo al Prof. Francesco de Leonardis che mi ha invitato, immeritatamente, perché io forse capisco qualcosa di diritto amministrativo. Lui mi ha messo di fronte al problema colossale dell’impatto che ha la gestione digitale dei fenomeni sociali, dei fenomeni amministrativi, sulla vita quotidiana, sul diritto amministrativo, e ciò mi ha costretto a studiare e a pensare.

Il significato fondamentale del termine “e-governement” è ormai acquisito in termini generali, ed è quello di strumento per il miglioramento della pubblica amministrazione, per ridurre i suoi costi.

E questo pone a noi, che ci occupiamo di diritto amministrativo, un problema grande e sconosciuto: che significa migliorare la pubblica amministrazione riducendone i costi? Che significato profondo ha tutto ciò?

Un giovane studioso, Fulvio Costantino, con il quale ho a lungo parlato di queste cose, ha messo in luce che il sistema dell’e-governement, cioè la gestionedigitale, deve diventare una prassi, nel senso che deve diventare un abito mentale, un modo di concepire il modo di gestire la pubblica amministrazione e quindi di farle svolgere il suo ruolo nella nostra società, che è così complesso e così difficile.

In questo senso, alla domanda che poneva poco fa Cherie Strachan, ovvero “si deve essere efficienti a qual fine”? io rispondo che lo scopo della efficienza è quello del quale lei stessa ha parlato molto, ovvero lo scopo della “cittadinanza responsabile”; Strachan ha detto che ciascuno di noi deve essere responsabile nei confronti di ciò che si fa, dei doveri che si debbono adempiere, e ciò è da intendersi non nel senso di esecuzione di ordini dall’alto, ma nel senso attivo di costruzione di una società in crescita e in sviluppo. Queste sono parole di importanza cruciale e che suonano in sintonia con le parole di un giovane studioso aperto al mondo e che certamente vuole crescere in sintonia con il mondo.

Ciò detto, quello che io dirò si può riassumere in tre parole: Cosa è accaduto, cosa si è fatto, quali sono le criticità, quali sono gli usi odierni del digitale (espressione forse non proprio felice ma convenzionalmente chiara).

Quali sono le prospettive? Cosa si è fatto?

A partire dagli anni 90 si è pensato alla necessità di collegare tra loro le amministrazioni, con una rete di computer capaci di dialogare tra loro, in modo da avere uno scambio di informazioni. Sistema formidabile: io ricordo di aver difeso una impresa partecipante alle gare per alcuni lotti di questa operazione e fu un’esperienza davvero incredibile che negli anni 90 si pensasse di collegare con una rete intelligente più amministrazioni tra di loro e, naturalmente, era un progetto molto ambizioso. Forse più ambizioso di quanto fosse consentito e si vide ben presto in cosa consistesse l’eccesso di ambizione: in primo luogo era un sistema centralizzato ovvero un sistema (Rete unitaria della pubblica amministrazione) che aveva il suo referente nel governo, nelle amministrazioni centrali e quindi queste, con le loro diramazioni locali, costituivano una specie di corpo, non dico separato, ma certamente autonomo, un corpo non collegato – se non separato – con tutte le altre amministrazioni che ci sono in Italia.

La prova si ebbe pochi anni dopo: le RUPAR regionali e tutta una serie di queste entità subordinate e comunque meno ampie, meno globali che volevano dotarsi di un sistema organico di collegamento tra le loro amministrazioni. Questo era un limite insuperabile: cioè, per modificare questo sistema concepito immaginificamente come una dorsale con alcuni ramificazioni nei vari uffici delle amministrazioni centrali, occorreva pensare ad un sistema diverso, che collegasse non solo le amministrazioni centrali ma anche queste alle amministrazioni locali e le amministrazioni locali tra loro, a tutti i livelli, e che consentisse non soltanto uno scambio di informazioni, ma una cogestione di dati e consentisse anche di arricchire la banca dati dell’una con notizie provenienti dall’altra. Questo è il nocciolo dell’SPC (Servizio Pubblico di Connettività) che è questa rete intelligente, pluriarticolata, capace di ricevere, ospitare una quantità sterminata di applicativi, come si dice, i quali consentono una serie di scambi e di informazioni che operano su tutto il territorio nazionale e, per quanto riguarda l’INPS ad esempio, anche in mezzo mondo dove c’è gente che percepisce la pensione pagata da qualche banca locale, tutto attraverso l’INPS.

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