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Avvocati e concorrenza

di - 11 novembre 2009
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“Se il diritto è una professione, ci si aspetta che gli avvocati considerino il benessere dei loro clienti e della società al di sopra dei loro interessi personali. Se il diritto è un affare l’avvocato deve, invece, cercare di massimizzare il proprio interesse economico. Per semplificare si potrebbe affermare che la professione pone i principi prima dei profitti e l’affare pone i profitti prima dei principi.[1]
La citazione sintetizza in poche righe il senso della dibattuta questione sulla liberalizzazione della professione d’avvocato nel nostro Paese. Sostanzialmente, potremmo ricondurla a due quesiti: l’avvocato è professione o impresa? Il diritto è un valore o un affare?

1. La Comunità europea
La comunità europea è chiara in proposito: l’avvocato è un’impresa operante nel mercato, e come tale è soggetta alle dinamiche concorrenziali e alla normativa antitrust.
A chiarirlo è la stessa Corte di Giustizia, che nella sentenza Wouters C-309/99[2] del 19 febbraio 2002 ha affermato: «Gli avvocati svolgono un’attività economica e, pertanto, costituiscono imprese ai sensi degli artt. 85, 86 e 90 del Trattato (divenuti artt. 81 CE, 82 CE e 86 CE)».
Nel contesto comunitario tale visione è stata condivisa e promossa anche dalla Commissione. In una sua comunicazione,la COM (2004) 83, essa ha rilevato che tutti i servizi collegati alle imprese partecipano al raggiungimento degli obiettivi di crescita, occupazione, competitività dell’economia europea individuati nel programma di Lisbona.
Il Consiglio europeo straordinario di Lisbona nel marzo 2000 aveva, infatti, un preciso obiettivo: trasformare entro il 2010 l’economia dell’UE nell’economia dell’innovazione e della conoscenza, nella quale i servizi professionali, tra cui quello legale, avrebbero ricoperto un ruolo di primo piano.
Questi servizi rappresentano un input crucialeper l’economia e per l’impresa. La loro qualità e competitività sono chiamate a contribuire in maniera significativa al progresso dell’intera economia europea.
Secondo il commissario Mario Monti[3], che si è occupato di chiarire in poche righe la questione, “Il settore dei servizi è il principale motore di crescita dell’Unione europea[4] e i servizi professionali forniscono un importante contributo a tale settore. L’alleggerimento della regolamentazione permetterebbe di offrire servizi più competitivi alle imprese e ai consumatori, e quindi contribuirebbe a far crescere la competitività dell’Europa in linea con l’agenda di Lisbona.[5]
Se da un lato è possibile comprendere lo sconcerto avvertito da molti professionisti di fronte alla nuova concezione della loro professione affermatasi a livello comunitario, dall’altro non si può che ammirare lo sforzo della Comunità nell’individuare una identità evoluta che permetta ai professionisti di confrontarsi con il mondo reale, globalizzato e soprattutto in costante mutamento.
L’obiettivo comunitario non è di attaccare le categorie professionali, bensì di porle di fronte a una mutata realtà che chiede anche la loro attiva partecipazione per svilupparsi e ambire a risultati di eccellenza. L’economia non può operare autonomamente dalle professioni, senza risultare fragile, incompleta, inefficiente.
La comparazione professioni-imprese ha di fatto l’intento di non escludere le professioni dal processo di crescita, considerandole parti integranti, fondamentali, indispensabili.
La Commissione, in particolare, mira a un processo di liberalizzazione delle professioni suggerendo l’utilizzo dello strumento noto come TEST di PROPORZIONALITÀ.
Si tratta di rivisitare le singole discipline compiendo una valutazione costi-benefici. Se una norma restringe la concorrenza ma comporta benefici maggiori per il consumatore, merita di essere mantenuta. Viceversa, se la norma non è giustificata da vantaggi significativi, verrà abrogata[6].
La Comunità statuisce che gli avvocati sono imprese immerse nel mercato e che in generale le discipline professionali sono restrittive e lesive della concorrenza. La Commissione auspica quindi un loro riesame attraverso il c.d test di proporzionalità, e si propone di mantenere in vigore solo le norme i cui vantaggi superano gli svantaggi per la comunità.

Note

1.  C. Graffy, Riflessioni dall’America: l’etica e l’avvocato europeo nel 2000, in Rassegna Forense, 1998, 76.

2.  Sentenza del 19 febbraio 2002, Wouters, in causa C-309/99, in Raccolta 2002, p. I-01577. Cfr., Conclusioni dell’avvocato generale Lèger, del 10 luglio 2001 relative al caso Wouters.

3.  Alpa Guido, L’avvocato, Bologna, il Mulino, 2005, p. 54. Il Commissario ha definito le professioni liberali come servizi di cui si avvalgono i cittadini e di rilevanza per tutte le aree d’affari. Ha osservato in particolare che queste professioni presentano un carattere comune rappresentato da un alto livello di regolamentazione. Il risultato auspicabile da Monti per queste professioni è che si raggiunga una maggior scelta sia per il consumatore sia per il fornitore del servizio, visto che non tutti i consumatori cercano il grado più alto di qualità che corrisponde ad un prezzo più alto del servizio, che gli deriva appunto da un alto livello di regolamentazione.

4.  Secondo dati forniti dall’Eurostad, i servizi oggi costituiscono circa il 54% del PIL e il 67% dell’occupazione, rappresentando così il principale motore di crescita dell’Unione Europea. In questo senso si veda la Comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo, Una strategia per il mercato interno dei servizi, COM(2000) 888 del 29.12.2000.

5.  Europea Commission, Comments and concludine remarks of Commissioner Monti at the Conference on Professional Regulation, Centre Borchette Bruxelles, 28 ottobre 2008. Il 28 ottobre si è tenuto presso il Borschette Conferece Center di Bruxelles, la Conferenza sulle libere professioni. Lo scopo dell’appuntamento era quello di stimolare un pubblico dibattito sul livello di regole che in Europa sovraintendono l’esercizio delle attività professionali, verificando se le regole di funzionamento sono adeguate o piuttosto impediscono la crescita delle attività, impedendo una maggiore competitività dell’intero continente.

6.  Per approfondire la tematica la Commissione ha affidato ad un istituto viennese l’effettuazione di una ricerca concernente gli avvocati, i notai, i commercialisti, gli architetti, gli ingegneri e i farmacisti, Economics Impact of Regulation in the Field of Liberal Profession in Different Member States. Regulation of Professional Services, a cura di Paterson Fink e Ogus, dell’Istitute for Advanced Studies, Vienna, gennaio 2003. Risultato significativo emerso dallo studio è che nei paesi in cui la regolamentazione è meno intensa, i profitti dei professionisti sono più bassi ma il loro numero complessivo è più elevato; mentre più elevato è il livello di regolamentazione, minore è l’efficienza e più ridotta è la diffusione della ricchezza.

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