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Last Bad News | Agosto – Settembre 2009

di - 29 settembre 2009
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Riportiamo nel seguito la sintesi di alcune notizie apparse sulla stampa internazionale nel corso dei mesi di Agosto e Settembre 2009 che forniscono ulteriore conferma di crescenti e gravissimi rischi ambientali con la conseguente assoluta necessità di un accordo serio, cogente e globale per la difesa dell’ambiente in sede di conferenza di Copenhagen (UNFCCC – COP 15) del Dicembre 2009.

1) Ghiacciai: allarme del Segretario Generale dell’ONU
Al termine del viaggio nell’arcipelago norvegese delle Svalbard Ban Ki-Moon ha espresso forti preoccupazioni per i ghiacciai dell’artico e ha dichiarato:

  1. “l’artico è come un canarino in una miniera di carbone: è un allarme per il clima del pianeta”;
  2. “se non agirete prima che sia troppo tardi, noi tutti lo rimpiangeremo amaramente. Per il futuro dell’umanità’ e del mondo”.

2) Ghiacciai: Rapporto WWF
Gli elementi di forte preoccupazione e di allarme contenuti nel Rapporto possono essere così riepilogati:

  1. lo scioglimento dei ghiacci della calotta artica è notevolmente aumentato rispetto alle recenti stime con conseguenze potenzialmente disastrose sul clima;
  2. un quarto della popolazione mondiale potrebbe essere colpita da inondazioni a causa del riscaldamento dell’artico;
  3. l’innalzamento dei mari potrebbe essere di oltre un metro entro il 2100: oltre il doppio rispetto alle stime del 2007.

3) Allarme Antartide
(Studio di scienziati britannici pubblicato su “Geophysical Research Letters” )

Lo studio evidenzia quanto segue:

  1. uno dei più grandi ghiacciai dell’antartide si sta assottigliando a una velocità 4 volte maggiore di dieci anni fa;
  2. misure satellitari del ghiacciaio di Pine Island, nell’antartide occidentale, rivelano che attualmente la sua superficie sta calando alla velocità di 16 metri l’anno. Dal 1994 il ghiacciaio si è abbassato di circa 90 metri;
  3. conseguenze: serie implicazioni per l’innalzamento del livello dei mari.

4) Allarme Tibet: la lenta agonia dei ghiacciai del Tibet
(Fonte: i dati sono forniti dalla Amministrazione Meteorologica della Repubblica Popolare Cinese)

  1. l’altopiano del Tibet si scioglie e minaccia di sconvolgere l’ambiente di tutta l’Asia;
  2. in Tibet, negli ultimi 50 anni, la temperatura media si è alzata di quasi 1,5 gradi;
  3. nel luglio 2009 la temperatura in Tibet e’ stata la più alta dal 1951 e le piogge sono diminuite fino all’80%;
  4. poco meno del 90% della superficie ghiacciata, la terza riserva più grande del mondo dopo quelle polari, si e’ ritirata;
  5. i ghiacciai himalayani – se proseguirà l’attuale andamento dello scioglimento – risulteranno scomparsi entro 30 anni;
  6. il direttore dell’accademia cinese delle scienze ha dichiarato che: i) il deterioramento del permafrost sta modificando la vegetazione con velocità sorprendente; ii) alberi e pascoli muoiono; iii) le modificazioni ambientali in Tibet stanno modificando l’intensità e la durata dei monsoni nell’intera Asia; iv) le conseguenze più rilevanti sono la siccità in India settentrionale e le alluvioni nella Cina meridionale;
  7. un Tibet senza ghiacciai causerebbe il prosciugamento di fiumi come l’Indo e il Gange e dei maggiori corsi d’acqua cinesi;
  8. in assenza di tempestivi interventi regioni sconfinate sono destinate alla desertificazione;
  9. un Himalaya surriscaldato comporta milioni di persone senza cibo che dovranno emigrare.

5) Allarme ghiacciai alpini

Il presidente del comitato glaciologico italiano ha dichiarato che i ghiacciai si sono ridotti di alcuni metri nello spessore e anche di 10-15 metri nella lunghezza nonostante l’abbondante quantità di neve caduta durante il periodo invernale.

6) Passaggio a Nord-Est

Una notizia buona per la marina mercantile e pessima per l’ambiente: due navi da cargo sono salpate dall’Asia per raggiungere l’Europa occidentale attraverso l’artico.

7) Emergenze climatiche: allarme del Pentagono Usa per la sicurezza nazionale

  1. International Herald Tribune (Agosto 2009): “the changing global climate will pose profound strategic challenges for the united states in coming decades, raising the prospect of military intervention to deal with the effects of violent storms, drought, mass migration and pandemics, military and intelligence analysts say … although military and intelligence planners have been aware of the challenges posed by climate change for years, the Obama administration has made it a central policy focus …the national intelligence council finished the first assessment of the national security implications of climate change … it concluded that climate change by itself would have significant geopolitical impacts around the world and would contribute to a host of problems, including poverty, environmental degradation and weakening of national governments”;
  2. dal 2009 il Pentagono e il Dipartimento di Stato USA catalogano le emergenze climatiche come una delle minacce alla sicurezza nazionale;
  3. sono state svolte simulazioni (“war games”) su disastri indotti dai cambiamenti climatici usando sofisticati programmi di simulazione del clima utilizzati dalla marina e dall’aviazione USA nonché i risultati di attività di ricerca della NASA e dell’amministrazione nazionale per l’oceano e l’atmosfera;
  4. le autorità militari e di intelligence USA hanno individuato i rischi di destabilizzazione derivanti dalle criticità climatiche: cicloni, siccità, carenza di acqua e di cibo, migrazioni di massa, milioni di persone in fuga con conseguente aumento delle possibilità di guerre e di proliferazione delle attività terroristiche;
  5. il National Intelligence Council segnala che il moltiplicarsi delle emergenze umanitarie nel mondo rischia di impegnare risorse militari destinate alle attività belliche vere e proprie;
  6. l’innalzamento del livello dei mari cambia già oggi lo scenario di eventuali guerre, mettendo a rischio diverse postazioni statunitensi;
  7. il livello dell’oceano in aumento costringe a riprogettare le basi navali a Norfolk e San Diego;
  8. è ad alto rischio innalzamento dei mari la base Diego Garcia, l’atollo nell’oceano indiano che costituisce uno snodo cruciale per le forze americane e britanniche in medio oriente;
  9. lo scioglimento dei ghiacci apre invece un “buco” nelle difese polari: nella calotta artica si apre un canale navigabile che richiede la revisione di tutti i piani strategici di diversi paesi.

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