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L’Aquila G8 Summit (8 – 10 Luglio 2009)

di - 5 agosto 2009
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Una parte importante della stampa internazionale e italiana ha giudicato in buona misura deludenti i risultati in materia di tutela dell’ambiente raggiunti nel corso dei lavori del G8 tenutosi a L’Aquila nel Luglio 2009. L’Economist  ha definito il Summit “A modest step”. L’International Herald Tribune ha commentato “Global leaders fail to set climate goals” e ancora: “The failure to establish specific targets on climate change undescored the difficulty in bridging longstanding divisions between the most developed countries (…) and developing nations like China and India”. Altri giornali hanno parlato di accordo a metà. A ciò si aggiungano le riserve espresse dal Segretario Generale delle Nazioni Unite e diffuse da tutti i media a livello mondiale. Queste posizioni – anche se vi sono ancora oggettive e numerose difficoltà per il raggiungimento di un accordo globale sulle emergenze climatiche – appaiono eccessivamente negative in particolare alla luce di alcuni statements ufficiali del G8 e del Major Economies Forum (MEF)[1]  che, al contrario, sono, a nostro parere, estremamente significativi. Riportiamo nel seguito alcuni passi (il corsivo è nostro).

1)    G8: DICHIARAZIONE COMUNE

  • “Science clearly shows that anthropogenic greenhouse gas emissions – mainly produced by the use of fossil fuels – are provoking dangerous climate change, putting at risk not only the environment and ecosystem services but the very basis of our present and future prosperity;
  • The costs of inaction far outweigh the costs of moving towards low-carbon societies;
  • It is indispensable to encourage efficient markets, competitive frameworks and consistent public policies, to enhance investments in energy efficiency, clean technologies and renewable energies, which will in turn create opportunities for businesses worldwide;
  • We reaffirm the importance of the work of the Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) and notably of its Fourth Assessment Report, which constitutes the most comprehensive assessment of the science;
  • We recognize the broad scientific view that the increase in global average temperature above pre-industrial levels ought not to exceed 2° C.
  • (…) We reiterate our willingness to share with all countries the goal of achieving at least a 50% reduction of global emissions by 2050 (…) We also support a goal of developed countries reducing emissions of greenhouse gases in aggregate by 80% or more by 2050 (…)

2)     MEF declaration

  • Climate change is one of the greatest challenges of our time. As leaders of the world’s major economies (…) we intend to respond vigorously to this challenge, being convinced that climate change poses a clear danger requiring an extraordinary global response, that the response should respect the priority of economic and social development of developing countries, that moving to a low– carbon economy is an opportunity to promote continued economic growth and sustainable development, that the need for and deployment of transformational clean energy technologies at lowest possible cost are urgent.
  • We recognize the scientific view that the increase in global average temperature above pre-industrial levels ought not to exceed 2 degrees C.
  • Low-carbon development is indispensible to sustainable development;
  • We will work between now and Copenhagen (…) to identify a global goal for substantially reducing global emissions by 2050.

Dalla lettura delle dichiarazioni ufficiali del G8 e del MEF emerge un dato importante: è ormai unanime la valutazione della gravità del problema Global Warming ed è altrettanto unanime la volontà di individuare una risposta globale a tale sfida. Naturalmente la complessità del tema impone un articolato percorso negoziale per giungere a punti di equilibrio accettabili, praticabili ed efficaci. Le difficoltà ci sono e non vanno sottovalutate: possiamo al riguardo citare come ultimo esempio le posizioni negative rappresentate dal governo indiano sul tema della limitazione delle emissioni in occasione della recente visita in India del Segretario di Stato americano. Non bisogna però dimenticare i passi in avanti compiuti (in particolare, come detto, nella unificazione sostanziale della valutazione ufficiale del problema e della volontà di individuare soluzioni). Ovviamente si negozierà fino a quando ciò sarà tecnicamente possibile. Può apparire eccessivo o ingenuo l’aver sperato nella definizione, nel corso del meeting di Luglio,  di impegni concreti e globali anche a livello di periodi intermedi rispetto al 2050. In realtà le dichiarazioni del G8 e del MEF sugli obiettivi di riduzione delle emissioni hanno wording diversi. Tale diversità costituisce, in buona sostanza, il perimetro del negoziato nell’ambito del quale la trattativa andrà avanti, fino all’ultimo minuto disponibile. Ciò consentirà anche di tentare – nel corso della Conferenza di Copenhagen del Dicembre 2009 – la definizione di un accordo globale e differenziato sugli steps intermedi coerente con gli obiettivi finali per la riduzione delle emissioni: questo è senza dubbio un punto estremamente delicato e desta forti preoccupazioni in tutti coloro che ritengono necessario un serio e vincolante “Global Agreement” per contrastare efficacemente e tempestivamente il riscaldamento del Pianeta.

Note

1.  USA, UE, AUSTRALIA, BRASILE, CANADA, CINA, FRANCIA, GERMANIA, INDIA, INDONESIA, ITALIA, GIAPPONE, COREA, MESSICO, RUSSIA, SUD AFRICA, REGNO UNITO

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