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Ralf Dahrendorf e la teoria delle chances di vita

di - 20 luglio 2009
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La recente scomparsa di Ralf Dahrendorf crea un grande vuoto nel mondo di coloro che impegnano risorse intellettuali e morali per la difesa e lo sviluppo delle libertà individuali. Il suo contributo, profondo e costante, a tali fondamentali tematiche è stato decisivo. Lo ha sottolineato la stampa internazionale che lo ha ricordato “as a man who spent his life defining and defending liberty”[1]. Possiamo aggiungere che egli è stato – come vedremo ripercorrendo alcuni suoi passi – un grande interprete contemporaneo dei migliori valori dell’illuminismo e un grande democratico che – movendo dalle condivise constatazioni di Kant sulla natura umana caratterizzata da “insocievole socievolezza” (ungesellige Geselligkeit) – ha costantemente cercato strade e soluzioni per ampliare e diffondere le opportunità e le chances di vita.
Le riflessioni fondamentali di Dahrendorf sulla libertà e sulla storia possono essere, in prima approssimazione, così sintetizzate:
A) La libertà che ha rilevanza è la libertà che realizza chances di vita;
B) Le chances di vita sono costituite da un insieme di diritti civili e opportunità di benessere;
C) La storia può acquistare un senso se si sostanzia nello sviluppo e nella diffusione di chanches di vita sempre più ampie in favore di un numero crescente di persone;
D) Lo sviluppo e la diffusione delle chances di vita presuppongono la società aperta, la società che consente il tentativo, l’errore e il libero confronto su il pro e il contro di ogni decisione.
Approfondiremo tali assumptions attraverso una rilettura di passi fondamentali dell’opera di Dahrendorf. Possiamo partire da una prima definizione di carattere generale: “Le chances di vita sono la combinazione di diritti civili e opportunità di benessere” [2]. Questa complessità impone un approfondimento. “Le società moderne si trovano tipicamente davanti a due generi di compiti, spesso difficilmente conciliabili tra loro. In primo luogo esse devono trovare mezzi e strade per garantire ai loro membri certi diritti fondamentali di partecipazione o diritti civili. Fra questi, come minimo, l’uguaglianza davanti alla legge, e quindi l’eliminazione dei privilegi formali. Nelle società più evolute si aggiungono altri elementi a questa uguaglianza di base. Ed è prima di tutto la mobilitazione politica, spesso sotto forma di partecipazione politica (il suffragio universale, la libertà di coalizione). Un ulteriore elemento è più complicato; è l’affermazione di certi diritti civili di carattere sociale, cioè di un livello di benessere, al di sotto del quale nessuno deve poter cadere (…). Simili diritti civili costituiscono una quantità di Anrechte, come li chiameremo (benché altri termini sarebbero possibili, compresi quelli di “cittadinanza” o anche “democrazia” nel senso di Tocqueville) (…). In secondo luogo le società moderne devono trovare mezzi e strade per garantire ai loro membri uno standard di vita soddisfacente” [3]. In realtà tale combinazione di diritti a livello soggettivo ed oggettivo, a livello formale e a livello materiale, di garanzie giuridico-istituzionali e di “uguaglianza di opportunità” [4] fornisce alla offerta politica basata sulla teoria delle chances di vita una grande solidità nel tempo. “I diritti civili e le chances di vita sono il tema della storia a partire dalla rivoluzione americana e da quella francese. Al di là di ogni terminologia, è facile mostrare come questo livello fondamentale dei diritti civili ha tre colonne che possono essere descritte anche come gradini dello sviluppo. Il primo gradino riguarda proprio quei diritti e doveri di tutti che derivano dallo Stato di diritto e dall’eguaglianza davanti alla legge. I quali tuttavia divengono significativi per la maggioranza solo grazie a un secondo gradino dei diritti civili, il cui nocciolo consiste nelle chances politiche di partecipazione, e cioè nel suffragio universale e uguale nonché nei fori e nei mezzi dell’opinione pubblica. Ma anche i diritti politici rimangono formali. Solo il terzo gradino, quello della creazione e assicurazione di uno status sociale ed economico fondamentale dà una sostanza ad essi” [5].
Forma e sostanza devono essere prospetticamente coniugate così da assicurare agli individui material defence and protection: “L’uguaglianza davanti alla legge ha poco significato se non esiste suffragio universale e altre chances di partecipazione politica. Le chances di partecipazione rimangono una vuota promessa se le persone non hanno la posizione sociale ed economica, che le metta in condizione di giovarsi di quello che le leggi o costituzioni promettono loro. A poco a poco l’idea della cittadinanza è stata dotata di sostanza. Da essere una quantità formale di diritti la cittadinanza è diventata uno status, di cui fanno parte, oltre al diritto elettorale, un reddito decoroso e il diritto a condurre una vita civile, anche quando si è ammalati o vecchi o disoccupati” [6]. Di fronte al dramma della povertà e della disoccupazione, già nel 1987 Dahrendorf scriveva sul reddito minimo garantito: “(…) Tanto la nuova disoccupazione quanto la nuova povertà toccano questioni alle quali il reddito minimo darebbe una risposta tendenzialmente importante – e, a mio parere, giusta. Sono questioni attinenti alla legittimità delle comunità democratiche di oggi. Sono quindi questioni fondamentali (…). Nella costituzione in senso lato ricade anche il reddito minimo. Esso deve trovare riconoscimento come componente fondamentale dei diritti civili, poiché il suo senso sta nel fatto che segna una postazione di uscita, oltre la quale nessuno deve poter cadere” [7].

Note

1.  CFR. The Economist June 27th 2009 pg.98

2.  Ralf Dahrendorf – Per un nuovo liberalismo- Laterza, pg.182

3.  Ralf Dahrendorf – op. cit. – pg. 101

4.  Questa espressione viene utilizzata dal nostro Autore nel commentare, con affetto ed ammirazione, il pensiero di George Orwell, grande combattente contro il totalitarismo. Dahrendorf sintetizza così il suo giudizio su George Orwell” Le sue voglie egualitarie furono sempre frenate dalle convinzioni liberali”- CFR Ralf Dahrendorf – Erasmiani – Laterza, pg. 167

5.  Ralf Dahrendorf – Per un nuovo liberalismo – Laterza, pgg. 219-220

6.  Ralf Daherdorf – op. cit. pg. 124

7.  Ralf Dahrendorf – op. cit. pgg. 137 e 147

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