Imposta come home page     Aggiungi ai preferiti

 

I colori del rosso

di - 25 marzo 2009
      Stampa Stampa      Segnala Segnala

(Atto Unico)

SCENA I

(Si alza la tela. Si vedrà una sala da pranzo, con la tavola apparecchiata per una decina di persone. Alcuni uomini in piedi, visibilmente infastiditi. Si consultano gli orologi. Si parla con una certa animazione, ma non a voce alta: le parole non sono intellegibili. Entra, trafelato e quasi correndo, un uomo in abito scuro).
L’uomo: Scusatemi! Scusatemi!
Varie voci: Finalmente! Era ora! La cena si fredda! Che è successo?
L’uomo: Vi dirò! Vi dirò dopo! Adesso ceniamo, e scusatemi ancora!
(Tutti si seggono a tavola. Buio)

SCENA II

(Di nuovo luce. La medesima sala. La cena volge alla fine. Bottiglie vuote o semivuote sulla tavola. Qualcuno fuma. Un commensale seduto a capotavola interpella l’uomo che è arrivato per ultimo.)
L’uomo a capotavola: Ebbene, Ernesto? Perché questo ritardo? Stavamo per metterci a tavola senza di te!
Ernesto: Avete ragione. Sono imperdonabile. Ma sentite cosa mi è successo mentre venivo qui. Avete tutti presente l’incrocio di Via Manzoni con Via Carducci, dove il Comune ha fatto sistemare un semaforo?
Varie voci: Certo! Sì! E allora?
E.: Allora sono arrivato lì, ed il semaforo era rosso. Da Via Carducci non veniva nessuno. Il rosso durava a lungo. Avevo un po’ di fretta, e sono passato.
Varie voci: Col rosso?! Ma se non veniva nessuno…
E.: Sì, col rosso. Ma – come mi sembra che qualcuno abbia giustamente osservato – non veniva nessuno: avevo guardato bene. Non abbastanza bene, però: subito dopo l’incrocio, dietro un albero, c’era quel vigile appena assunto, quello tutto zelante e rigoroso, che mi ha subito fermato per farmi la multa.
L’uomo a capotavola: Pochi euro! Non ti sarai mica messo a discutere con lui!
E.: Sì Carlo: è esattamente quello che ho fatto. E non certo per i soldi: per il principio.
Carlo: Principio? Quale principio? Avevi torto, mio caro: avevi violato la legge!
E.: Violato, tu dici? La pensava così anche il vigile. Non sono riuscito a fargli capire che io la legge non l’avevo violata, ma l’avevo interpretata.
C.: Questa è bella! Interpretata! Ma se è chiarissima!
E.: Sì, interpretata. Ed applicata correttamente nel caso concreto.
C.: Ma se la legge dice che a semaforo rosso bisogna fermarsi! Più chiaro di così!
E.: Questo vale in generale, ma non quando non c’è nessuno che viene dall’altra parte.
C.: Ernesto: questo vale sempre! Venga o non venga qualcuno dall’altra parte.
E.: Ma no, Carlo! Se non viene nessuno dall’altra parte, che senso avrebbe fermarsi al semaforo rosso? A chi servirebbe? A nessuno! Non a chi ha il semaforo verde, perché costui, nel caso, non esiste. Non a me, perché mi fa’ arrivare in ritardo. Non a snellire il traffico, perché anzi, semmai, lo rende meno fluido.
C.: Ma questo non c’entra nulla! La legge dice in un modo, e bisogna osservarla per quello che dice.
E.: “Le leggi furono fatte per gli uomini, e non gli uomini per le leggi”. La legge deve fare il bene degli uomini, altrimenti è dannosa. Ma il problema dell’ingiustizia della legge non si pone: la legge non va’ interpretata in astratto, ma va’ calata nel contesto concreto in cui è destinata ad operare. Ed applicata in concreto, la legge che impone di fermarsi quando il semaforo è rosso non può significare altro se non che è permesso passare a semaforo rosso se dall’altra parte non viene nessuno.
C.: Ma da dove lo deduci? Nella legge non c’è scritto!
E.: No, ma è come se lo fosse. E d’altronde, scusami, non ti è mai capitato di fermarti ad un semaforo rosso e di essere invitato a passare dal vigile che si accorge che dall’altra parte non viene nessuno?
C.: Sì, ma allora il vigile si sostituisce al semaforo! Il comando del semaforo non vale più, e vale quello del vigile: se restassi fermo al semaforo rosso ignorando l’ordine del vigile, sarei in multa.
E.: Questo è un problema diverso, e lo vedremo tra poco, Il fatto è che, a semaforo rosso, tu passi legittimamente, e che questo accade perché dall’altra parte non viene nessuno.
C.: Non perché non viene nessuno: perché me lo ordina il vigile!
E.: Ti sbagli: se tu vedessi che dall’altra parte arriva una macchina a gran velocità, ed il vigile ti ordinasse di passare lo stesso, che cosa faresti?
C.: Non passerei! È chiaro!
E.: Malgrado l’ordine del vigile?
C.: Certo! Mica voglio investire perché il vigile è un cretino!
E.: Bravo! Hai ragione! Ma allora, chi ti autorizza a passare con il rosso: il vigile, o il fatto che dall’altra parte non viene nessuno?
C.: Tutt’e due le cose, direi!
E.: No Carlo, ti sbagli! Il fatto che il vigile ti ordina di passare non ti esime da responsabilità se dall’altra parte viene qualcuno che non può essere fermato: il vigile non ti autorizza a passare, ma esprime un’opinione sull’opportunità che tu passi! Tu puoi credergli o non credergli, ma la liceità intrinseca del tuo comportamento dipende esclusivamente da come è realmente la situazione. Tutt’al più, potresti esser ritenuto non responsabile dell’incidente che hai causato passando, dimostrando che non avevi né modo né ragione di dubitare dell’ordine del vigile.
C.: E se non passo malgrado l’ordine del vigile?
E.: Qui ti volevo! È chiaro che non avrai alcuna responsabilità, se dall’altra parte veniva qualcuno.
C.: E se dall’altra parte non veniva nessuno?
E.: Allora sarai in torto, ed avrai intralciato il traffico. Ma perché non veniva nessuno: non perché il vigile ti ha ordinato di passare!
C.: Beh… Messa così…
E.: Non c’è altro modo di metterla, Carlo! Io avevo ragione, ed il vigile che mi ha multato aveva torto! (Trionfante, si serve ancora dei liquori rimasti sul tavolo).
Un terzo commensale: Mah! Fatto sta’ che la tua multa l’abbiamo pagata un po’ anche noi, che siamo rimasti ad aspettare…E poi, scusami Ernesto: ma se fosse così, e se passare con il rosso fosse corretto o scorretto, giusto o sbagliato, soltanto in ragione del fatto che dall’altra parte passa o non passa qualcuno, a che servirebbe il vigile? Anzi: a che servirebbe lo stesso semaforo?
E.: Bravissimo Luigi! Tu tocchi il cuore del problema! E’ una questione di informazione prima, e di probabilità poi. Se io so con certezza che dall’altra parte viene – o non viene – nessuno, posso – e debbo – decidere cosa fare senza tener conto né del semaforo, né, per ipotesi, del vigile. Se non lo so, allora faccio bene a fidarmi del semaforo e del vigile: così facendo, infatti, il mio comportamento ha maggiori probabilità di risultare corretto. Passare con il rosso, perciò, non è, in assoluto, contrario alla legge.
L.: Ma allora il semaforo rosso è un consiglio, non un ordine!
E.: Mettiamola così: se ti attieni al significato letterale della norma, andrai probabilmente esente da conseguenze negative e dalla riprovazione sociale, ma non è affatto certo che ciò si verificherà. Soprattutto, non è detto che tu sia necessariamente in torto se non ti ci attieni.
C.: (come tra sé) Un po’ hai ragione…. Ma forse dovresti precisare questo: che nella stragrande maggioranza dei casi il semaforo ed il vigile sono effettivamente utili, e quanto essi impongono non deve essere messo in discussione. Anzi: che solo in casi estremi è lecito non tenerne conto. Ma il funzionamento di qualsiasi congegno ha limiti fisiologici di efficienza, più o meno ampi, ed entro questi limiti deve essere valutato. E questo accade anche del semaforo: non dobbiamo pretendere di giudicarne il funzionamento nei casi estremi, ma dobbiamo considerare le situazioni per le quali ordinariamente il semaforo viene collocato. E comunque – perdonami – non si può ragionevolmente pretendere che a fare valutazioni così complesse sia quello stesso vigile che è stato messo lì solo per controllare che tu ti fermi al semaforo…
L.: (rivolgendosi ad Ernesto, incredulo ed ironico) Allora io non sono mai sicuro di comportarmi bene!? Neanche se mi fermo di fronte al semaforo rosso!?
E.: (assertivo) Mio caro: l’incertezza è la cifra dell’esistenza! Pensi forse che essa sia bandita dal campo del diritto?
C.: (con un sospiro) No, Ernesto. Nell’esistenza – nella mia, almeno- c’è ormai una sola cosa certa.
E.: La morte?
C.: Non solo: la prossima volta che ti invito a cena, invece che all’orario effettivo, ti darò appuntamento almeno un’ora prima!
(Risate. Grida:” Ma dai!”. Brusio di molte voci. Cala la tela)

RICERCA

RICERCA AVANZATA


ApertaContrada.it Foro Traiano 1/A – 00187 Roma – Tel: + 39 06 6990561 - Fax: +39 06 699191011 – Direttore Responsabile Filippo Satta - informativa privacy