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I presupposti giuridici del confronto competitivo nel mercato nazionale delle scommesse: importanti conferme giurisprudenziali al regime autorizzatorio!

di - 13 febbraio 2009
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Da alcuni anni in Italia il settore dei giochi e delle scommesse vive una stagione di grande fermento, con una crescita straordinaria e tumultuosa del fatturato complessivo accompagnata da una notevole vivacità imprenditoriale.

Le potenzialità mostrate dal mercato italiano hanno attratto l’attenzione dei principali operatori europei del gaming, inducendolia varcare le soglie dei confini nazionali, per proiettarsi in un confronto competitivo allargato e caratterizzato dall’incontro-scontro tra diversi modelli di business e regolazione.

Questa rapida trasformazione degli scenari di mercato innescata e favorita, anche, dall’avvento e dalla diffusione delle nuove tecnologie, che, in molti casi, hanno consentito di bypassare, con estrema disinvoltura, le molte rigidità di un sistema, troppo spesso, chiuso ed ostile al confronto concorrenziale, ha indotto approcci imprenditoriali differenziati da parte degli operatori esteri nei confronti del sistema italiano.

Per cui, mentre la gran parte di essi ha colto le opportunità offerte, negli anni scorsi, di acquisire regolari titoli abilitativi all’esercizio del gioco, attraverso formali procedure ad evidenza pubblica, altri hanno deciso di ingaggiare una vera e propria “guerra” contro lo Stato italiano, con il dichiarato intento di forzarne e demolirne l’intero sistema concessorio, per spingerlo verso una completa “deregulation” in stile anglosassone.

In questo scenario, profondamente inciso da ripetuti interventi legislativi, che hanno consentito di superare e rimuovere gli ostacoli alla piena armonizzazione della materia con i principi dell’ordinamento comunitario, in ossequio alle sollecitazioni provenienti dalle istituzioni europee, si inseriscono alcune interessanti e recenti pronunce della giustizia amministrativa che forniscono agli operatori del diritto, alle imprese ed alle Istituzioni una chiara interpretazione dei fondamenti e dei presupposti giuridici relativi all’esercizio dell’attività di organizzazione e raccolta delle scommesse.

Con la sentenza n. 6027 del 5 dicembre 2008, il Consiglio di Stato è tornato nuovamente a pronunciarsi sulla dibattuta questione dell’attività di intermediazione svolta dai cd. Centri Trasmissione Dati (Ctd) nel settore delle scommesse sportive.

E’ bene, tuttavia, ricordare che i fatti oggetto dell’accertamento dei giudici amministrativi, si riferiscono, comunque, a situazioni antecedenti la disciplina introdotta con il DL 223 del 4 luglio 2006[1], meglio noto come Decreto Bersani-Visco, che ha radicalmente modificato il sistema italiano di offerta al pubblico dei giochi e delle scommesse.

Note

1.  Si veda art. 38, DL 4 luglio 2006, n.223, convertito nella L. 4 agosto 2006, n.248.

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