Imposta come home page     Aggiungi ai preferiti

 

Un nuovo diritto per l’economia italiana

di - 5 dicembre 2008
      Stampa Stampa      Segnala Segnala

Esperienza giuridica ed esperienza economica sono, in positivo e in negativo, intrecciate. Lo sono particolarmente nel mondo contemporaneo, che negli ultimi due secoli ha affidato alla economia di mercato capitalistica il suo benessere materiale. Questo sistema tende a permeare di sé, dei suoi valori e disvalori, l’intera società, financo nelle sfere meno prossime a quella delle merci.

Norme, giurisprudenza, dottrina giuridica sono quindi chiamate a un compito apparentemente contraddittorio: da un lato, salvaguardare i cittadini dalla pervasiva intrusione dell’economico nei momenti meta-economici della vita della comunità, dall’altro lato corrispondere nelle forme più acconce al modo di operare dell’economia di mercato, nel nome di un progresso materiale sostenibile ed equo. Sul primo fronte rilevano i diritti civili – della persona, della famiglia, politici – che la Costituzione della Repubblica Italiana fissa nei Titoli I, II, IV della sua Parte Prima. Sull’altro fronte – a cui si rivolgono queste note – vanno ricercate le soluzioni di volta in volta capaci di valorizzare le potenzialità positive e di comprimere le potenzialità negative del sistema. Di volta in volta, poiché l’evolvere nel tempo continuo è caratteristica precipua dell’economia di mercato capitalistica, fermi restando i suoi connotati di fondo: produzione, da parte di imprese private con lavoro salariato, di merci vendute sul mercato a prezzi il più possibile eccedenti i costi, per il profitto monetario di chi possiede il capitale.

Questa economia ha dimostrato nei fatti una formidabile attitudine ad accrescere nel lungo periodo produttività e redditi. Dall’inizio dell’Ottocento a oggi su scala mondiale il volume del prodotto si è moltiplicato per sessanta, la popolazione per sei, il reddito reale pro capite per dieci. Per l’Italia gli stessi “moltiplicatori” si stimano in cinquanta, tre, diciassette, rispettivamente. Con un reddito pro capite di livello europeo, l’Italia supera di tre volte la media mondiale, di venti volte le economie più povere. Il paese è “ricco” anche sotto altri profili: patrimonio delle famiglie, longevità, salute, istruzione, sicurezza sociale.

Ma tale condizione, frutto dell’impegno fattivo di generazioni, non è per sempre acquisita. E’ a rischio. Nell’ultimo ventennio la produttività del capitale e del lavoro ha ristagnato, con una tendenza post-2000 alla diminuzione. E’ quindi la crescita il primario problema d’ordine economico alla cui soluzione l’esperienza giuridica italiana è chiamata a concorrere: attraverso l’accumulazione del capitale, l’efficienza produttiva, il progresso tecnico.

Instabilità, esternalità, iniquità costituiscono al tempo stesso la triade negativa, da contrastare, che l’economia di mercato capitalistica associa alla capacità di sviluppare le forze produttive. Le fluttuazioni degli affari, degli investimenti, dell’occupazione, violentissime fino ad allora, si sono dopo gli anni Trenta-Quaranta attenuate. Peraltro sussistono, come testimonia la recessione 2008-2009 in diversi paesi occidentali, Italia inclusa. Le crisi finanziarie – delle monete, delle banche, delle borse – si sono nello stesso arco di decenni aggravate, nella frequenza e nell’intensità. Sono pur esse socialmente costose, anche allorché non si risolvono in recessione dell’economia “reale”. L’Italia fa eccezione solo in parte. Così, il caso italiano si inscrive nel drammatico problema planetario dell’inquinamento e del surriscaldamento della Terra. Nel “bel paese” dall’ambiente ampiamente devastato è lunga la lista delle esternalità negative che l’attività produttiva privata genera. Gli italiani sfruttano 3,8 ettari di spazio bio-produttivo a testa, rispetto alla media mondiale di 2,2 e agli 1,8 che sono compatibili con la civiltà sostenibile. La distribuzione del reddito si fa più iniqua fra i cittadini delle diverse parti del mondo. Stenta a divenire meno sperequata all’interno degli stessi paesi più ricchi. In Italia la disuguaglianza si accentua, anche fra il Nord e il Sud del territorio, ed è fra le più alte dell’Occidente.

Pagine: 1 2 3 4 5 6


RICERCA

RICERCA AVANZATA


ApertaContrada.it Foro Traiano 1/A – 00187 Roma – Tel: + 39 06 6990561 - Fax: +39 06 699191011 – Direttore Responsabile Filippo Satta - informativa privacy