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Riflessioni sulla crisi

di - 5 dicembre 2008
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Se è difficile individuare cause specifiche delle turbolenze recenti sui mercati finanziari, si possono indicare alcuni fattori che hanno contribuito alla loro gravità: fra questi, politiche monetarie accomodanti; ricerca, da parte degli investitori, di più alti rendimenti (search for yield); ampio utilizzo dell’innovazione finanziaria; opacità e squilibri nei bilanci degli intermediari. Dalla crisi provengono poi spunti di riflessione, ad esempio sulla struttura della vigilanza bancaria e finanziaria e sull’operatività delle banche. Conviene soffermarsi su ciascuno di questi aspetti.

Per parecchi anni, in specie dopo gli eventi del 2000-2001, i tassi d’interesse sono stati tenuti a livelli assai contenuti, in particolare negli Stati Uniti, e la liquidità è stata molto abbondante.

Di fronte a rendimenti bassi, per il motivo appena detto, sulle attività finanziarie più sicure, e all’ampia liquidità disponibile, gli investitori si sono diretti verso attività più rischiose, dal punto di vista sia geografico (mercati emergenti), sia dei prodotti finanziari, sia degli emittenti, nell’attesa di più elevati rendimenti. Si è di conseguenza alzato il prezzo di queste attività e lo spread rispetto a quelle più sicure s’è considerevolmente ridotto. I rendimenti, così ridotti, non hanno più riflesso in molti casi il grado effettivo di rischio, né le agenzie di rating, attribuendo un alto rating a tali prodotti, hanno cautelato gli investitori da tale dissociazione tra rischio e rendimento (stupisce però che investitori istituzionali guardino in modo apparentemente acritico a tali valutazioni). Una elevata correlazione si è stabilita tra i prezzi di attività diverse, determinando bassi premi al rischio, nonostante quest’ultimo fosse, sui vari assets, diverso. Un fenomeno, questo, ampiamente sottolineato in anticipo, con toni preoccupati, dalle autorità di  vigilanza del Regno Unito, Bank of England e FSA, nei loro reports sulla stabilità finanziaria, in seminari e interventi di loro esponenti.

L’erogazione di credito a bassi tassi di interesse, nel contesto suddetto, ha riguardato anche l’attività bancaria al dettaglio, in particolare il settore dei mutui ipotecari, soprattutto, ma non solo, nei paesi anglosassoni. Essa si è associata a un elevato indebitamento delle famiglie e a bolle speculative (anche se questo termine è controverso) nel settore immobiliare. In questo settore, particolarmente nei paesi anglo-sassoni, si è accesa la spia della turbolenza in connessione con la risalita dei tassi, con palesi difficoltà nel servire i prestiti contratti e sgonfiamento, attuale o atteso, dei valori immobiliari. Ma il calo di valore di questi crediti e, come subito si vedrà, dei titoli ad essi collegati, è  in effetti comune a tutte quelle attività finanziarie caratterizzate, per i motivi già detti, da un underpricing of risk.
Rinvenire nella crisi dei sub-prime mortgages la causa delle recenti turbolenze è come indicare in Sarajevo la causa della prima guerra mondiale.

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